E’ la domanda che molti appassionati si stanno ponendo negli ultimi giorni. Nel corso delle ultime due edizioni del Giro d’Italia abbiamo vissuto sostanzialmente delle gare al risparmio, dove i principali favoriti per la classifica generale raramente si sono dati battaglia prima delle ultime tappe. Al Tour de France, invece, sia nel 2022 che quest’anno stiamo vivendo a uno spettacolo ogni giorno, su qualsiasi tipo di terreno. Attacchi, contrattacchi e scatti a ripetizione. Non solo: Il Tour ha regalato spettacolo anche negli anni passati, ma senza andare troppo indietro nel tempo, fermiamoci a quanto sta accadendo in queste ultime edizioni.
Prima di tutto, bisogna partire dal presupposto che Tadej Pogacar e Jonas Vingegaard fanno un altro sport rispetto agli altri. Tra i due pretendenti alla maglia gialla e tutti gli altri c’è un solco: lo abbiamo notato ampiamente nel 2022, quando Geraint Thomas, terzo, sembrava quasi essere distante anni luce dai migliori. Questo sposta molto gli equilibri a livello di lotta per la classifica generale e per lo spettacolo, anche perchè i cosiddetti “outsider”, come può essere il Jai Hindley di turno, sono costretti ad anticipare gli attacchi degli avversari se vogliono quantomeno sperare di metterli in difficoltà .
Bisogna poi purtroppo sottolineare che quest’anno la corsa rosa non ha avuto tanti corridori di primissimo livello. Le presenze di Primoz Roglic, Geraint Thomas e Joao Almeida sono molto importanti, ma al Tour c’è un numero davvero molto importante di pretendenti a una possibile vittoria finale. Certo, davanti ci sono sempre quei due, ma i nomi sono davvero molti. Al Giro d’Italia è inoltre mancato quasi subito Remco Evenepoel, il corridore che più di tutti aveva attirato l’attenzione dei media e degli avversari. E’ difficile dire se la sua presenza avesse potuto animare maggiormente la corsa, ma sicuramente sarebbe stato un corridore che avrebbe provato a regalare spettacolo.
C’è anche da dire che al Giro sono mancati quei corridori simili, per caratteristiche, a Julian Alaphilippe, Wout Van Aert, Mathieu Van der Poel e Biniam Girmay: tutti corridori da classiche che, per le loro caratteristiche, sono portati ad animare con delle fughe le tappe mosse. Anche questo è un dato da non sottovalutare.
Fino ad adesso ci siamo concentrati sui corridori, ma c’è un altro dato da evidenziare. Quest’anno il percorso del Giro d’Italia, a nostro modo di vedere, non è stato disegnato in maniera impeccabile. Degna di lode la cronometro iniziale sulla Costa dei Trabocchi, la crono sul Lussari, il gran finale a Roma per la sua spettacolarità e la frazione di Napoli, ma alcune tappe non le abbiamo capite granché, come il piattone nella seconda tappa, la Teramo-San Salvo. Sarebbe stato sufficiente inserire qualche piccola salita per sperare, quantomeno, che qualche corridore potesse attaccare.
Quello che stiamo cercando di far capire è che, comunque vada, la corsa la fanno i corridori. Si può inserire anche un arrivo in salita a Campo Imperatore, ma se nessuno vuole attaccare, nessuno attacca. Sia al Giro che al Tour. La corsa la fanno i corridori, ma il comitato organizzatore può cercare almeno di tutelarsi provando a inserire qualche difficoltà lungo i percorsi dove si prevede molta gente. Inserire una tappa completamente piatta al secondo giorno di Giro d’Italia non ha senso, perchè in quel periodo l’attenzione della gente è molto alta verso la corsa, visto che è appena iniziata. Inoltre, la frazione si è svolta di domenica: mettendo una tappa piatta, si è dato per scontato che si aspettasse lo sprint, e la gente a casa si è fatta un pisolino sul divano.
Queste sono solo alcune considerazioni, ma ci sono tante altre ragioni ancora. Magari ne parleremo in qualche altro articolo.






