Eli Iserbyt, il dolore oltre il ritiro: “Non potrò mai più andare in bici né correre”

La notizia del ritiro di Eli Iserbyt dal ciclocross e dal ciclismo aveva già colpito duramente il mondo delle due ruote. Ma le parole emerse nelle ore successive rendono il quadro ancora più drammatico. Il campione belga, 28 anni, ha raccontato in modo crudo e diretto quanto sia profonda la ferita – fisica e mentale – che lo ha costretto a dire addio allo sport.

Dopo l’annuncio ufficiale arrivato con un videomessaggio sui social, Iserbyt ha affidato a Sporza un racconto che va ben oltre la semplice fine di una carriera. È il ritratto di un atleta nel pieno della maturità sportiva, fermato sul più bello.

“Dovevano essere gli anni d’oro della mia carriera”

“Questi dovevano essere gli anni migliori della mia carriera. Avevo messo tutta la mia ambizione e il mio carattere nel ciclocross. E ora quella vita sparisce all’improvviso”, ha spiegato Iserbyt. Il ritiro non è mai stato una scelta voluta: “Non volevo assolutamente smettere, non fa parte di me. Ma dopo quattro operazioni e un lungo percorso, i medici mi hanno detto che dal punto di vista medico non c’erano più soluzioni. È stato un colpo durissimo”.

Il problema alla arteria inguinale sinistra, che lo ha tenuto lontano dalle gare per tutta la stagione, si è rivelato molto più grave del previsto. A inizio novembre si parlava ancora di un possibile rientro, con un piano di allenamento graduale e segnali incoraggianti. Poi, improvvisamente, il peggioramento.

Il tentativo di rientro e il crollo definitivo

“Quando mi è stato permesso di tornare a fare tutto in allenamento, nel giro di una settimana è andato tutto a rotoli”, racconta l’ex campione belga. “Qualsiasi sforzo sopra i 100 battiti di frequenza cardiaca mi provocava un dolore enorme alla gamba”.

Da lì, nuovi tentativi di trovare una soluzione, rivelatisi vani. “Un’operazione a un’arteria è un intervento molto pesante. Più volte si interviene, più il tessuto peggiora. E io quell’operazione l’ho subita quattro volte”.

Una diagnosi devastante: “Posso solo camminare”

Le conseguenze di questi interventi sono pesantissime: “In questo momento posso solo camminare. Andare in bicicletta o correre non è possibile, e probabilmente non lo sarà mai più, perché l’arteria della mia gamba sinistra è gravemente compromessa”.

Parole che fanno capire come il problema non riguardi solo l’attività agonistica, ma la vita quotidiana. Anche dal punto di vista mentale il periodo è stato durissimo: “L’incertezza mi ha divorato. Non dormivo più, mi isolavo, non vivevo davvero. Fortunatamente, nel corso della mia carriera ho costruito un team che mi sta sostenendo tantissimo. In questo momento è la mia salvezza”.

Orgoglio per il passato, incognita sul futuro

Nonostante tutto, Iserbyt guarda con orgoglio a ciò che è stato: una carriera di altissimo livello, vissuta sempre da protagonista. Sul futuro, però, non ci sono ancora certezze.

“Non c’è nulla di concreto adesso. Sono aperto a tante possibilità. Il fatto che il ciclismo venga meno non significa che la mia ambizione e il mio carattere siano spariti. Credo di poterli ritrovare in un altro ruolo, magari anche nella mia attuale squadra. Ma è troppo presto per pensarci. Prima devo rimettere tutto in ordine”.

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