Il ciclocross italiano chiude la stagione con un dibattito acceso, e a innescarlo è uno dei suoi protagonisti più riconosciuti: Gioele Bertolini. L’atleta valtellinese, reduce da quello che lui stesso definisce “uno dei migliori finali di stagione” della sua carriera, ha affidato ai social un messaggio carico di delusione e preoccupazione per il futuro del movimento.
La mancata convocazione e l’amarezza personale
Nonostante risultati solidi e un 15° posto nell’ultima prova di Coppa del Mondo a Hoogerheide, Bertolini non è stato selezionato per il Mondiale. Una decisione che lo ha colpito profondamente, soprattutto alla luce del percorso fatto negli ultimi mesi e della crescita generale del livello italiano, trainata anche dal confronto interno con atleti come Filippo Fontana.
Bertolini non si definisce un campione, ma rivendica con orgoglio di essere sempre stato un vincente. Proprio per questo la mancata convocazione pesa, e diventa il punto di partenza per una riflessione più ampia.
Un movimento che rischia di perdere pezzi
Il cuore del suo sfogo non riguarda solo la scelta tecnica, ma il sistema che gli ruota attorno. Bertolini denuncia un ambiente in cui:
- le squadre chiudono,
- quelle che resistono faticano a trovare visibilità,
- i giovani crescono ma non trovano un futuro strutturato,
- gli atleti più esperti rischiano di essere messi da parte senza un reale percorso di continuità.
Secondo Bertolini, il movimento sta crescendo “dal basso”, ma senza costruire fondamenta solide per accompagnare gli atleti nel passaggio dall’età giovanile all’élite. Il rischio? Che i talenti emergenti, una volta diventati adulti, si ritrovino senza squadre, senza supporto e senza prospettive.
Il ruolo dei “grandi” e la necessità di una visione
Uno dei passaggi più forti del suo messaggio riguarda proprio la funzione degli atleti più esperti. Per Bertolini, chiudere loro la porta significa indebolire l’intero sistema: senza punti di riferimento, senza squadre strutturate, senza un livello alto da inseguire, i giovani rischiano di non avere un terreno fertile in cui crescere.
La sua non è una polemica fine a sé stessa, ma una critica che vuole essere costruttiva. Un invito a riflettere su come sostenere davvero un movimento che negli ultimi anni ha mostrato segnali di vitalità, ma che continua a vivere in un equilibrio fragile.
Uno sguardo al futuro
La stagione di Bertolini si chiude qui, con un misto di orgoglio per quanto fatto e amarezza per ciò che sarebbe potuto essere. Ma il suo messaggio si conclude con una promessa: continuerà a spingere sui pedali, alimentato sia dalle critiche sia dal sostegno di chi comprende il senso delle sue parole.
Il ciclocross italiano, intanto, farebbe bene a non archiviare questo sfogo come un semplice malumore personale. Perché dentro c’è una domanda che riguarda tutti: come costruire un futuro in cui gli atleti possano crescere, restare e competere ai massimi livelli?
La risposta, oggi, sembra ancora tutta da scrivere.






