Nel continuare il mio diario di bordo in cui descrivo il mio avvicinamento verso il Giro delle Fiandre amatori, vorrei dire grazie fin da subito a tutti voi. Siete stati tantissimi a scrivermi privatamente e pubblicamente su Facebook e Instagram per farmi domande e per sapere altre curiosità. Sono davvero felice e motivato, quindi eccoci di nuovo insieme con il secondo appuntamento del mio racconto.
Ogni giorno che passa mi rendo conto che il Fiandre non è solo una gara: è un’idea che ti entra in testa e non ti lascia più. Mancano ormai meno di due mesi alla grande sfida. Se qualcuno, oggi come oggi, mi chiedesse “ti senti pronto?”, mi viene da rispondere “non lo so”. E risponderei così perchè mi rendo conto che le incognite sono tante e che prepararsi è sempre molto difficile. Nel primo episodio del mio racconto scrivevo che vivere a Roma, sotto un certo punto di vista, è una fortuna, perchè il meteo è clemente anche in inverno. E invece, da gennaio, la pioggia ha deciso di prendere la residenza nella Capitale, rendendo quindi le cose più complicate. Ma non mi lamento e guardo avanti. Mi alleno quando posso, spesso con la testa piena di pensieri, ma ogni uscita mi ricorda perché ho deciso di provarci.
Giro delle Fiandre amatori 2026, il mio diario di bordo: episodio 2
“Non lo so se sono pronto” lo dico a maggior ragione dopo che il comitato organizzatore della We Ride Flanders ha ufficializzato i percorsi. In totale dovrò affrontare undici muri, con partenza e arrivo a Oudenaarde. Si inizia con il Wolvenberg, ascesa che non ho mai visto dal vivo, ma conosco bene gli altri muri. Sull’Eikenberg ci sono andato proprio lo scorso anno per assistere a un passaggio del Giro delle Fiandre dei professionisti: un’ascesa che ai tanti non dirà nulla, che per i pro è la seconda o terza asperità di giornata. Non ha il blasone di altri muri, ma conserva le loro stesse caratteristiche: strada molto stretta, pendenza impegnativa e finale lungo la statale che collega Oudenaarde con Ronse.
I muri seguenti sono quelli che mi aspettavo di trovare e sono tutti quelli dove è stata scritta la storia del Giro delle Fiandre. Al passaggio sul Koppenberg penserò alla gara di ciclocross che ogni anno si svolge qui il primo novembre, o forse al capolavoro di Mathieu Van der Poel nel 2024, quando riuscì a scollinare in testa sotto la pioggia mentre tutti mettevano piede a terra in gruppo. Ci sarà poi il Taaienberg, il muro dove Tom Boonen ha posto le basi della maggior parte dei suoi trionfi. Da lì in poi ci saranno quattro muri prima dell’accoppiata finale, composta dall’Oude Kwaremont, la salita più lunga del Giro delle Fiandre: saranno 2,2 km lunghissimi e non sarà finita lì perchè dopo c’è il Paterberg.
Il percorso è ufficiale
Sull’Oude Kwaremont ci sono stato molte volte sia il giorno della gara amatoriale che il giorno della gara professionistica. Si tratta di un vero e proprio stadio a cielo aperto. Da un paio d’anni il muro, nel giorno della gara pro, è off limits per tutti. La maggior parte delle zone sono a pagamento, vengono allestite tribune e maxischermi, con l’ultimo parcheggio auto disponibile distante circa 7 km. Bisogna quindi attrezzarsi per andare lì. La prima volta che sono andato su nel giorno della gara mi sono chiesto se fossi a una gara ciclistica o a una partita di calcio per il boato al passaggio dei corridori e i cori che si sentivano cantare. Se c’è una zona che è il vero cuore del tifo, dove ci sono gli “ultras del ciclismo”, questa è proprio il Kwaremont. Si chiude con il Paterberg, l’ultimo scoglio. A differenza del Kwaremont è molto più breve, sono 300 metri, ma le pendenze arrivano al 20%, come per il Koppenberg. Sarà come ricevere un calcio nelle gengive, già lo so. Quando ho percorso quel muro in macchina, anni fa, pensavo che l’auto si sarebbe ribaltata. Da lì, tutta discesa e pianura fino a Oudenaarde.
E adesso?
Sarà una giornata epica, sicuramente. Tra meteo e malanni vari, la preparazione continua ad andare avanti. Trovare tempo non è mai facile e il meteo non aiuta, ma l’obiettivo è mettere nelle gambe quanti più chilometri possibili prima del grande giorno. “Fondo e agilità”, mi ripetono tutti, ed è quello che sto cercando di fare: allenare il fondo e allenare l’agilità di pedalata. Con un solo obiettivo: il divertimento. Nei prossimi giorni cercherò di fare degli allenamenti “lunghi”, con l’obiettivo di rimanere in sella il maggior numero di ore possibile. Non sarà facile incastrare tutto nel “puzzle” delle cose da fare: sarà una sfida nella sfida.






