Il ciclismo piange Giancarlo Ferretti: addio a “Ferròn”, il sergente di ferro

giancarlo ferretti

Il mondo delle due ruote perde uno dei suoi padri più iconici, carismatici e vincenti. Nel giorno del suo 85° compleanno si è spento Giancarlo Ferretti, storico direttore sportivo che ha segnato un’era irripetibile del ciclismo italiano e internazionale.

Romagnolo DOC di Lugo di Romagna, per tutti era semplicemente “Ferròn”. Con la sua scomparsa si chiude definitivamente l’epoca in cui l’Italia dettava legge nel gruppo, forte di un patrimonio unico di atleti, formazioni e tecnici capaci di plasmare i talenti e portarli sul tetto del mondo.

Da fidato scudiero di Gimondi a re dell’ammiraglia: oltre 800 successi per Giancarlo Ferretti

Prima di diventare il “sergente di ferro” amato e temuto da generazioni di corridori, Ferretti è stato un solido professionista dal 1963 al 1970 con le maglie di Legnano, Sanson e Salvarani. In corsa fu l’angelo custode e l’amico fraterno di Felice Gimondi, mettendo sempre da parte le ambizioni personali in favore del collettivo — un dogma che avrebbe poi applicato per tutta la carriera da tecnico.

Nel 1973 il passaggio sull’ammiraglia dei professionisti: 12 anni alla Bianchi (guidando il suo capitano Gimondi al trionfo nel Giro d’Italia 1976 e al Mondiale di Barcellona), seguiti dalle leggendarie esperienze con Ariostea, MG e Fassa Bortolo. Il bilancio parla da solo: oltre 870 vittorie conquistate con la sua regia.

Sotto la sua guida schietta e rigorosa — fatta di pochissimi fronzoli, dialetto romagnolo e una capacità unica di farsi capire da atleti di ogni nazionalità — sono cresciuti ed esplosi campioni del calibro di Moreno Argentin, Gianni Bugno, Michele Bartoli, Rolf Sørensen, Davide Cassani, Paolo Bettini, Ivan Basso, Fabian Cancellara e Alessandro Petacchi.

I ricordi e i talenti: da Bugno al capolavoro Petacchi

Tra i tantissimi campioni diretti, Ferretti ha sempre riservato un posto speciale nel suo cuore per Gianni Bugno, da lui considerato forse il talento più puro, pur con una discontinuità che lo faceva impazzire: “Quando lo vedevo pascolare in fondo al gruppo diventava matto, ma alla fine vinceva lui”. Un debole assoluto per la classe pura di Michele Bartoli e il grande orgoglio per la trasformazione di Alessandro Petacchi, preso con una sola vittoria all’attivo e portato fino a quota 105 successi.

Nel 2005, con l’avvento del ProTour e di un ciclismo sempre più manageriale, Ferretti aveva scelto di scendere definitivamente dall’ammiraglia. Con la sua scomparsa, il ciclismo saluta un uomo schietto, un romantico nascosto dietro un’armatura da duro, ma soprattutto una guida leggendaria che ha scritto pagine indelebili nella storia dello sport.

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