Ciclocross e pista sul podio della Sanremo

Un pistard, Filippo Ganna, e due crossisti, Mathieu Van Der Poel e Wout Van Aert. Senza considerare che anche Tadej Pogacar, quarto, è stato un crossista. Senza dubbio questa è stata la Milano-Sanremo della multidisciplina. Negli ultimi giorni si è parlato a lungo del fatto che questi corridori dovrebbero lasciare le altre discipline del ciclismo per concentrarsi solo sulla strada, ma i risultati dicono il contrario: a loro tre riesce tutto, e forse è giusto che possano continuare su questa via.

In Belgio, in modo particolare, si è parlato del fatto che Wout Van Aert dovrebbe lasciare il ciclocross per pedalare solo su strada. A dirlo sono stati Patrick Lefevre e Tom Boonen. Eppure questo ragazzo ha già conquistato il suo terzo piazzamento sul podio alla Sanremo dopo la vittoria del 2020 e il terzo posto del 2021. Numeri alla mano, per ciò che riguarda la Sanremo, Van der Poel ha superato Boonen, visto che quest’ultimo ha ottenuto solo un secondo e un terzo posto in carriera nella Classicissima, senza mai riuscire a vincerla. Sicuramente Boonen è stato uno dei più grandi maestri della Roubaix e del Fiandre, ma la Sanremo lo ha sempre respinto.

Spinto da una condizione non ottimale durante la Tirreno-Adriatico, Mathieu Van Der Poel si era lasciato andare ad uno sfogo nei giorni scorsi: “Forse sarebbe meglio trascorrere l’inverno senza ciclocross, ora sarei più avanti nella condizione”. Eppure, oggi ha vinto la prima classica monumento della stagione, sinonimo del fatto che non tutto è stato sbagliato.

E poi c’è Filippo Ganna. Quante parole sono state dette su di lui nei giorni scorsi? Tutti a dire che avrebbe dovuto lasciare la pista per concentrarsi solo sulla strada. Ma la mia domanda è: come si fa a chiedere a un campione olimpico in carica di lasciare la pista un anno prima dei Giochi Olimpici di Parigi 2024? Vincere le classiche monumento fa diventare delle leggende del ciclismo, ma vincere i Giochi Olimpici rende immortali nel mondo dello sport.

Lasciamo far fare pista a Filippo, facciamoci regalare le emozioni che lui e i suoi compagni sono capaci di regalarci. fateci vedere, dopo tanti anni in cui il ciclismo si era sempre più specializzato tra uomini da corse di un giorno e uomini da grandi giri, dei corridori che si sfidano tutto l’anno e anche durante l’inverno. Senza calcoli e senza paura. Eravamo stufi di vedere uomini dominare il Tour de France che poi sparivano nel nulla. Ora si corre sempre uno contro l’altro, 265 giorni all’anno. E noi tifosi non possiamo fare altro che essere felici.

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