Vergallito alla Alpecin: quante cose sbagliate e quanti occhi chiusi!

Mi sono voluto gustare da spettatore, un po’ come la finale dei mondiali di calcio, la lunga diatriba social che si è scatenata dopo l’annuncio del passaggio di Luca Vergallito alla formazione Continental della Alpecin-Deceuninck per il 2023. Peccato però che il passaggio di questo ragazzo al team olandese sia stato raccontato con molte inesattezze, e soprattutto, dai commenti che si leggono in giro, si capisce ancora una volta che il ciclismo è rimasto ancora all’età della pietra, soprattutto quello italiano.

Ma andiamo con ordine. Vergallito ha partecipato alla Zwift Academy, famosa piattaforma che permette di pedalare sui rulli organizzando sfide on-line con i propri amici o con perfetti sconosciuti. Bene, Luca ha vinto questa challenge nella categoria maschile, mentre in quella femminile Alex Morrice. La challenge prevedeva che la vincitrice tra le donne avrebbe firmato un accordo con la Canyon//Sram (e così è stato per la Morrice), mentre il vincitore tra gli uomini si sarebbe accasato nella formazione Continental della Alpecin-Deceuninck. La challenge è stata trasmessa in onda su GCN, l’ormai famosissimo network per chi ama seguire il ciclismo.

Da qui sono nate le prime inesattezze, con titoloni di testate giornalistiche che hanno iniziato a scrivere che Vergallito sarebbe diventato professionista e avrebbe corso al fianco di Mathieu Van der Poel, come ha titolato La Gazzetta dello Sport (fai click qui per leggere). Il 25enne milanese non sarà compagno di Mathieu Van der Poel: farà parte del Development Team della Alpecin-Deceuninck, la formazione dalla quale si spera di tirar fuori i talenti in ottica futura. Poi, se nel corso del 2023 questo ragazzo dovesse dimostrare di avere i numeri su strada, potrà davvero correre al fianco di Van der Poel.

E’ necessario poi spiegare un’altra cosa, a livello tecnico e commerciale. Zwift è sponsor della Alpecin-Deceuninck, e in qualità di partner ha voluto organizzare qualcosa in sinergia con il team per avere la giusta visibilità. Di conseguenza si è deciso di lasciare un posto nel team Continental della formazione olandese per una persona che avrebbe vinto la Zwift Academy. A livello commerciale, questo è un colpo da maestro: Zwift può avere una visibilità pazzesca, visto che già alla Academy sono stati iscritti oltre 160.000 ciclisti. Inoltre, ogni volta che un corridore uscito da questa Academy si metterà in mostra, si parlerà della challenge di Zwift.

Un esempio? Lo abbiamo notato nel 2022, Jay Vine. Il corridore australiano ha avuto lo stesso percorso di Luca Vergallito, e nella scorsa edizione della Vuelta a España ha ben vinto due tappe. Tra l’altro, nessuno si è scandalizzato quando quest’anno Vine ha vinto le tappe alla corsa spagnola, anzi: si è parlato di lui come di una “favola”, tant’è vero che è riuscito a farsi ingaggiare dalla UAE Team Emirates, con tanto di rammarico per la Alpecin-Deceuninck per aver perso dopo solo un anno un ragazzo così in gamba. Da qui sono nati tutti titoli di giornale che ricordavano di come Vine sia emerso, ovvero grazie alla Zwift Academy. Un ritorno pubblicitario che ha un eco incredibile, l’ideale per uno sponsor che vuole da un lato sostenere una squadra e dall’altro fronteggiare un periodo che, dal punto di vista economico, è difficile per tutti.

Luca Vergallito vincitore della Granfondo La Fausto Coppi nel 2021

Quello che voglio dire è che nel ciclismo di oggi non si possono più coinvolgere gli sponsor solo perchè i team manager hanno bisogno di aiuto per fare la squadra, ma c’è necessità di garantire loro un vero e proprio ritorno sia di immagine che economico. Purtroppo, soprattutto nelle formazioni giovanili italiane, manca la figura dell’addetto al marketing, persona pagata a provvigione sulla base degli sponsor che riesce a coinvolgere. E più i contratti sono lunghi, più la squadra riesce ad avere i soldi per fare delle buone stagioni.

Dalle nostre parti esiste ancora il team manager che si reca personalmente dallo sponsor di turno e gli dice: “Dai, per favore, che mi aiuteresti a fare la squadra per l’anno prossimo? Guarda che ti metto il logo sulla maglietta e sul furgone”. Il mondo è cambiato, ad oggi la visibilità degli sponsor non deriva solo dal logo messo sulla maglia, a meno che non si vada a sponsorizzare la squadra che vince il Tour de France. Ad oggi c’è bisogno di un vero e proprio piano di marketing ben strutturato, che solo un professionista è in grado di svolgere. Più ritorno di immagine ha uno sponsor e più c’è possibilità di prolungare il contratto, quindi più soldi entrano alla squadra. E’ così che si coinvolgono gli sponsor, non solo grazie alla passione che può avere un titolare d’azienda.

Dall’altra parte, non si possono nemmeno coinvolgere i ragazzi e farli passare professionisti solo perchè hanno anche loro uno sponsor da inserire sulle maglie. Oppure, peggio ancora, questi soldi vengono sganciati direttamente dalle loro tasche. Viviamo in un’epoca nella quale molti grandi del ciclismo contemporaneo provengono da altri sport, come il salto con gli sci (Primoz Roglic) e il calcio (Remco Evenepoel), mentre in Italia discutiamo ancora se in inverno valga di più la pena fare ciclocross o allenarsi al caldo su strada in Spagna. Perchè non aprire le porte di una squadra semi-professionistica a chi comunque ha vinto una gara nella quale bisognava pedalare?

Chiudo questa analisi spiegando anche che Luca Vergallito, soprannominato su Strava “Il Bandito”, è un cycling coach che ha corso fino alla categoria Under 23. Sul suo sito web ha spiegato che ha lasciato il ciclismo per studiare, laureandosi in scienze motorie all’Università di Milano, e ha continuato a correre tra gli amatori, vincendo anche Granfondo prestigiose come La Fausto Coppi. In seguito ha anche svolto un’attività di tirocinio alla Bakala Academy a Leuven (Belgio). Insomma, l’augurio, da parte nostra, è che possa ripercorrere le orme di Jay Vine, ricordando che nella Alpecin-Deceuninck Development Team vi è anche Alex Bogna, anch’egli emerso grazie alle gare sui rulli, ma dal canto suo non è riuscito ad esprimersi ai massimi livelli. Insomma, se il motore è quello, c’è poco da migliorare. Ma se i numeri ci sono, è meglio far girare quelle gambe.

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