Mi sono iscritto al Giro delle Fiandre amatori 2026. Avete presente quel sogno che coltivi dentro di te ma che non hai mai il coraggio di vivere? Fino a che, un giorno, a forza di parlarne in casa, sotto l’albero non trovi il foglio con l’avvenuta iscrizione. Il dado è tratto, non ci si può tirare indietro. La competizione con me stesso era già iniziata da un bel po’ di tempo, ora si tratta di andare avanti e chiudere il cerchio.
Premessa generale: ho deciso di tenere una sorta di “diario di bordo” della mia marcia di avvicinamento al Giro delle Fiandre amatori. Non perchè devo essere di esempio a chissà chi, ma semplicemente per condividere, con i tanti lettori di Ultimo Chilometro, un’esperienza sui muri in pavè della corsa fiamminga. Chi mi conosce, è consapevole del mio grande amore per la Ronde van Vlaanderen: ho seguito di persona molte edizioni della corsa, ho scritto un libro in merito e, soprattutto, ogni volta ci torno con grande entusiasmo. Lo stesso entusiasmo che il popolo fiammingo riveste nella corsa.
Giro delle Fiandre amatori 2026, il mio diario di bordo: episodio 1
Tra le cinque classiche monumento, chi non segue da vicino il ciclismo potrebbe dire, come prima gara che gli viene in mente, il nome della Parigi-Roubaix o della Milano-Sanremo. Ma chi ama il ciclismo non può non amare il Giro delle Fiandre: è la corsa che, fino a un po’ di anni fa, era soprannominata “l’università del ciclismo“, perchè chi riusciva a vincerla era veramente in grado di fare tutto. Vento, pavè, freddo, possibilità di pioggia, strade strette che all’improvviso diventano larghe e viceversa, situazioni al limite e adrenalina. Il tutto condito dal grande affetto dei tifosi. Chi è stato sull’Oude Kwaremont durante la corsa non riesce a capire se si trova in una curva di uno stadio o a una manifestazione in piazza per la confusione che c’è: è questo il bello della corsa.
Ecco perchè ho sempre cullato, dentro di me, il sogno di prendere parte un giorno al Giro delle Fiandre amatori. Nel 2026 sarò uno dei 16.000 ciclisti che pedaleranno sul percorso con partenza e arrivo a Oudenaarde. Il fascino della corsa e l’amore he provo verso la Ronde mi ha aiutato a uscire fuori dalla mia zona di comfort e rimettermi in sella, dopo tanti anni, con costanza e continuità . Portare avanti dei veri allenamenti impegnativi è praticamente impossibile per me: tra gli innumerevoli impegni di lavoro e gli ancora più innumerevoli impegni familiari, è davvero difficile ricavare del tempo per fare una preparazione specifica.
Partire da zero
Eccoli quindi a sottolineare un’altra cosa: non voglio fare un’impresa epica o realizzare chissà quale tempo. Voglio godermi la preparazione e vivere la giornata di gara senza soffrire eccessivamente. Andare lì, insomma, con l’obiettivo di concludere la gara con un tempo accettabile, che mi permetta anche di godere l’atmosfera fiamminga. E’ chiaro però che io la vivrò come un’impresa perchè parto da zero. Durante la corsa amatoriale il percorso non è vuoto, ma soprattutto sono davvero curioso di pedalare sui muri in pavè dove sono state scritte pagine di storia: Tom Boonen, Fabian Cancellara, Mathieu van der Poel, Tadej Pogacar, Philippe Gilbert… quanti nomi importanti hanno vinto questa corsa?
Mi sono rimesso in sella definitivamente lo scorso giugno. La mia grande fortuna, ma al tempo stesso sfortuna, è quella di vivere a Roma. Una fortuna, perchè raramente il meteo penalizza possibili uscite: solo nei primi giorni del nuovo anno c’è stato molto freddo e tanta pioggia. Una sfortuna, perchè c’è tanto traffico e bisogna andare in zone meno trafficate per lavorare bene.
Credetemi, passare dal torpore del divano alla sella nel giro di pochi giorni è qualcosa che fa stare bene se si conosce la fatica dell’andare in bici, ma è anche molto traumatico. Non ricordavo più così bene il mal di gambe e la sensazione di sentirsi spenti quando la mattina non si ha tempo per uscire e quindi si pedala il pomeriggio. E non ricordavo nemmeno più il senso di frustrazione quando un impegno improvviso ti fa cambiare i piani di allenamento. Ma poi, una volta a regime, tutto diventa la normalità . L’obiettivo che mi ero prefissato, e che sono riuscito a mantenere, è stato quello di fare almeno due uscite a settimana. Con costanza e continuità , adesso mi sento sulla strada giusta per affrontare quella che per me è un’impresa. L’ho già detto prima, per molti sembrerà una formalità o poco più di una passeggiata di salute, ma per chi ricomincia da zero la difficoltà aumenta a dismisura.
Ringraziamenti e incognite
Ad oggi, in questi ultimi giorni di gennaio, nonostante manchi ancora molto alla gara (che poi viene solo preso il tempo, forse non è corretto definirla gara, ma per me è una gara contro me stesso, quindi la definisco così), devo già fare dei ringraziamenti. Prima di tutto l’Asd Ciclismo Lazio, squadra con la quale sono tesserato. E poi l’azienda Bottecchia, in modo particolare Antonino Parrinello, che mi permetterà di avere la bici sulla quale pedalerò lungo il pavè del Giro delle Fiandre. Essere in sella a una bici che celebra la storia del grande Ottavio Bottecchia, vincitore di due Tour de France negli anni Venti del Novecento, è davvero lusinghiero.
Il mio primo racconto termina con un’incognita: a differenza di quello che avviene per la maggior parte delle gare amatoriali, il tracciato del Giro delle Fiandre amatori sarà ufficializzato solo nelle prossime settimane. Andando a logica, non possono mancare i mostri sacri del percorso: immagino che ci siano Koppenberg, Oude Kwaremont e Paterberg da affrontare uno dopo l’altro prima del gran finale a Oudenaarde, ma non c’è ancora l’ufficialità sulla sequenza dei muri in pavè da affrontare. Aspettiamo e, nel frattempo, continuiamo a pedalare.






