ciclismo sponsor

Last Updated on 01/11/2023 at 4:45pm by Carlo Gugliotta

Il ciclismo sta implodendo a livello economico: costi troppo alti di gestione delle squadre, costi vivi per andare ad affrontare le corse che lievitano giorno dopo giorno, tasse dovute all’Unione Ciclistica Internazionale e fideiussioni sempre più elevate. Ma quello che pesa sempre di più, purtroppo, è la difficoltà, da parte delle squadre, di attirare maggiori capitali attraverso nuovi sponsor. E questo è un problema emerso soprattutto nell’ultimo periodo, quando a lungo si è parlato della fusione tra la Jumbo-Visma e la Soudal-QuickStep, non andata più in porto, e soprattutto quando si è parlato della possibilità di creare una nuova lega, idea nata da alcune delle principali formazioni World Tour al fine di attrarre nuovi sponsor.

Il problema principale del ciclismo contemporaneo è proprio questo: per mantenere una squadra World Tour sono necessari dei grandi capitali, e in un momento di crisi globale come quello che stiamo vivendo non tutte le aziende si possono permettere di dare dei contributi sufficienti per permettere a un team di poter andare avanti.

Esiste poi un altro problema: il ciclismo è uno sport che dà grande visibilità agli sponsor, ma oltre al nome del team, alla presenza sulla maglia, alle ore di diretta televisiva, che cos’altro si può offrire a un’azienda che decide di investire? E soprattutto, in un ciclismo sempre più economicamente oneroso, perchè bisogna vivere solo offrendo visibilità ai partner? Perchè una squadra non può prendere una fetta del ricavo dalla compravendita dei propri corridori, come avviene nel calcio, oppure avere nuova liquidità grazie ai diritti televisivi?

Le squadre statali

Il World Tour, nel corso degli ultimi anni, è andato avanti soprattutto grazie a sponsorizzazioni statali. Delle 18 formazioni che compongono l’attuale World Tour, quattro sono sostenute da fondi statali. Astana Qazaqstan, Bahrain Victorious, Team Jayco-AlUla e UAE Team Emirates non vivono grazie a una sponsorizzazione di una o più aziende, ma grazie ai soldi messi a disposizione da un ente governativo. Esiste poi la realtà della Groupama-FDJ, squadra che vive anch’essa grazie a una sorta di contributo statale (derivante da FDJ, il gioco del lotto in Francia).

La necessità di chiedere fondi statali deriva dal fatto che è sempre più difficile trovare un partner come può essere, ad esempio, Ineos, famosa società di idrocarburi britannica, che ha deciso di sostenere il team quando è terminato il contratto con Sky. E queste aziende hanno, in cambio di una sponsorizzazione di milioni di euro, sicuramente tanta visibilità, ma le squadre vivono solo grazie ad essa.

Un nuovo modello

E’ per questa ragione che l’UCI deve studiare un modo per permettere alle squadre di poter avere degli introiti derivanti non solo dalle partnership, altrimenti il ciclismo rischia seriamente di implodere. Il fatto stesso che una squadra come la Jumbo-Visma non sia ancora riuscita a trovare un nuovo parter dal 2025, anno in cui il main sponsor Jumbo cesserà la partnership, è emblematico di come il ciclismo stia vivendo questo momento. La squadra che ha vinto tutte e tre le grandi corse a tappe non riesce ad attrarre nuovi capitali: non per colpa del team, ma per colpa di un sistema che, ad oggi, non regge più. Ma forse ci si renderà conto di tutto questo quando sarà troppo tardi.

ByCarlo Gugliotta

Giornalista e speaker, direttore del sito web https://ultimochilometro.it, autore di diversi libri riguardanti il mondo del ciclismo.

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