Giro di commenti – Tadej ha vinto con una gamba sola

Bisogna dire la verità, Tadej Pogacar ha vinto il Giro d’Italia 2024 con una gamba sola. Sicuramente non saranno state tutte rose e fiori per un corridore come lui, che cerca e pretende sempre il massimo da sé stesso oltre che dagli altri, ma sicuramente è stata una corsa vinta abbastanza agevolmente. Vuoi o non vuoi, la concorrenza non poteva essere al livello di Tadej: O’Connor è arrivato quarto a un Tour de France, ottimo piazzamento, mentre Geraint Thomas ha cercato di fare quello che poteva. Antonio Tiberi è ancora molto giovane, Dani Martinez ha provato a fare qualcosa, ma è apparso chiaro fin dalle prime tappe che lo sloveno sembrava andare con un altro contagiri rispetto agli altri concorrenti.

Domani a Roma verrà premiato quindi il corridore più forte, in un Giro d’Italia dove, comunque vada, non è prevalso l’attendismo. Pogacar avrebbe potuto controllare la corsa fin dalla fine della prima settimana, e invece è sempre stato lì, a regalare spettacolo. 6 vittorie, un distacco dal secondo classificato che non si vedeva dal 1965, numeri come al solito d’altri tempi. Ormai siamo abituati: quando vince Pogacar bisogna sempre tirare fuori i libri di storia del ciclismo.

In attesa della passerella finale di Roma, ci rimane perlomeno una corsa non risolta all’ultima salita della penultima tappa, come spesso è avvenuto in passato, ma una corsa con tanti attacchi. Pogacar può piacere o meno, ma non gli si può dire che non regali spettacolo. Negli anni passati, appena un corridore prendeva la maglia rosa nella prima settimana, già iniziava a pensare a quando cederla e a quando, eventualmente, riprenderla: Pogacar, invece, corre senza farsi queste domande, ma va avanti giorno dopo giorno dando sempre il massimo.

Un plauso deve essere fatto anche agli organizzatori, che non hanno messo le tappe più dure tutte alla fine, favorendo l’attendismo, ma hanno messo salite sparse lungo le tre settimane di corsa. Una scelta che, ci auguriamo, possa essere fatta anche nei prossimi anni.

Foto a cura di Stefano Spalletta

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