La Federcalcio vieta di parlare di doping: cosa si nasconde?

Il programma televisivo Le Iene è tornato a parlare di doping nel mondo del calcio. Premessa generale: la notizia ha attirato non poco la nostra attenzione, in quanto negli ultimi decenni la parola “doping” era associata sempre e solo a “ciclismo” o al massimo a “culturismo”, ma non ad altre discipline. Il fatto che se ne parli nel calcio, invece, fa capire quanto il problema sia diffuso davvero in tutti gli ambiti, non solo all’interno di quello delle due ruote, che ha fatto una vera e propria opera di pulizia da più di vent’anni a questa parte.

A suscitare clamore sono le parole di Massimo Brambati, ex calciatore di squadre come Torino, Empoli, Bari e Ternana dal 1985 al 1999. Gli anni dei quali ha parlato anche Dino Baggio in una recente intervista.

Brambati afferma: “Quando giocavo il Micoren era un farmaco che prendevo praticamente tutte le domeniche. Ti aumentava la capacità polmonare. Qualche anno dopo è risultato proibitissimo, doping… Era una pillola che ingoiavo mezz’ora prima della partita, nello spogliatoio, senza nasconderti. Te la dava il dottore e tu sapevi che la tua performance probabilmente sarebbe migliorata”.

Il Micron è un vasodilatatore ampiamente usato tra chi si dopava in quegli anni: “Quel giorno marcavo Maradona e dopo il match, quando sono andato al bar a bere una cosa con papà, non riuscivo a tenere in mano la tazza perché mi tremava la mano e tutto il liquido fuoriusciva. Avevo anche l’occhio abbastanza vitreo”.

Dal racconto appare surreale come venga descritta la pratica dell’utilizzo di sostanze dopanti in quegli anni. Secondo Brambati, non solo non ci sarebbe stato mai alcun controllo, ma erano proprio i medici della squadra a somministrare queste sostanze senza che i calciatori sapessero bene cosa stessero prendendo.

Fatti del genere accadevano anche nel mondo del ciclismo di quegli anni. Molti corridori dormivano con il cardiofrequenzimetro di notte: quando il battito cardiaco si abbassava troppo, in seguito all’assunzione di sostanze dopanti, si alzavano e cominciavano a pedalare sui rulli. Ma più in generale il sistema raccontato da Brambati sembra ricordare un po’ quello della Us Postal Service di Lance Armstrong, quando il medico sociale del team, il dottor Michele Ferrari, preparava nel dettaglio tutte le sostanze illecite che i corridori avrebbero dovuto assumere e i ciclisti le assumevano senza farsi troppe domande, per poi dominare nelle grandi corse a tappe.

La Federazione Italiana Giuoco Calcio, dal canto suo, ha messo il bavaglio a Brambati: “Dalla Figc mi è stato un po’ consigliato di tacere. Mi mandarono anche una lettera, diffidandomi a parlarne ancora. Ma la pelle è mia e vorrei che qualcuno mi venisse a dire che non c’è nessuna correlazione tra quello che abbiamo preso e alcune malattie che si verificano spesso sui calciatori”.

Nel servizio de Le Iene ha parlato anche Zdenek Zeman, ex allenatore in Serie A di Roma e Lazio, lui che 25 anni fa disse “Il calcio deve uscire dalle farmacie”. Il boemo ha affermato: “Secondo me non è cambiato niente, purtroppo. Questi ragazzi che ci pensano ora ci potevano pensare 25 anni fa, chiedendo cosa stessero prendendo e perché. Oggi è tardi”.

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