La vergogna delle cicliste che hanno corso con il traffico aperto

corsa traffico aperto

La terza e ultima tappa del CIC-Tour Féminin International des Pyrénées, non si è disputata. Una corsa che è stata organizzata in maniera a dir poco imbarazzante: una gara per donne elite che si è disputata per gran parte nel traffico veicolare aperto, con incroci non presidiati e automobili che, trovando la strada aperta, sono sfrecciate a pochi centimetri dalle cicliste che stavano gareggiando.

Una gara con il traffico aperto nel bel mezzo dei Pirenei. Doveva essere una festa, e lo è sicuramente per noi italiani, visto che abbiamo ritrovato una Marta Cavalli capace di vincere ancora, e di farlo sul suo terreno ideale, la salita. Vincere a Hautacam è senza dubbio un segnale molto importante in vista del Giro d’Italia Donne, ma la festa è stata rovinata dal fatto che la sicurezza delle ragazze è passata in secondo piano. Già nel corso della seconda tappa, dopo i problemi del giorno precedente, le ragazze hanno deciso di neutralizzare buona parte della frazione per reclamare maggiore sicurezza. Ieri, però, diverse squadre avevano annunciato che non sarebbero partite per l’ultima frazione.

Come ben documentato da Cicloweb, le atlete hanno chiesto l’intervento del CPA, il sindacato dei corridori. Il presidente Adam Hansen ha inviato una mail ufficiale nella quale era in copia anche il presidente dell’UCI, David Lappartient. Dato che le atlete erano per la maggior parte convinte di non voler partire, mentre i direttori sportivi avrebbero fatto partire le proprie ragazze solo per l’assegnazione dei punti UCI. Alla fine, l’Unione Ciclistica Internazionale ha deciso di annullare la corsa per ragioni di sicurezza. Le classifiche sono rimaste quelle della seconda tappa, con Marta Cavalli vincitrice della classifica generale.

Sicuramente è un messaggio importante, come sottolineato anche da Marco Grassi nel suo editoriale, in quanto la sicurezza delle atlete è stata messa in primo piano a dispetto dei punti UCI. Quello che ci domandiamo noi è, ad oggi, come possa essere possibile organizzare una gara per donne elite senza garantire gli standard organizzativi minimi. Nel senso: l’UCI non si accerta del fatto che il comitato organizzatore non è in grado di chiudere le strade? Non è in grado di valutare in anticipo se gli standard di sicurezza possano essere rispettati? E’ davvero così difficile prevenire piuttosto che curare?

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