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Morte Pantani, aperto un nuovo fascicolo: “Fu ucciso”

A distanza di 18 anni dalla morte di Marco Pantani, la Procura di Rimini, nella persona del sostituto procuratore Luca Bertuzzi, ha aperto un nuovo fascicolo, al momento contro ignoti, sulla morte del Pirata. A renderlo noto è l’avvocato della famiglia dello scalatore romagnolo, Fiorenzo Alessi, che ha spiegato: “Leggendo l’enorme mole di documenti, abbiamo scoperto alcuni elementi trascurati dalle precedenti indagini, dei buchi, dei vuoti. Ci conforta sapere che anche la Commissione antimafia abbia trovato nuovi elementi e confidiamo nel fatto che abbia trasmesso gli stessi alla Procura. Il caso Pantani è avuto tanti passaggi, tanti salti in avanti e ritorni indietro. Ora crediamo di avere in mano delle carte molto buone per arrivare a una verità processuale e restituire a Marco e alla sua famiglia, alla signora Tonina in particolare, verità e giustizia”.

Secondo le indagini della Commissione Antimafia, i fatti di Madonna di Campiglio, dove Pantani fu escluso dal Giro d’Italia 1999, e quelli inerenti la sua morte, avvenuta al Residence “Le Rose” di Rimini il 14 febbraio 2004, sarebbero strettamente collegate: “La Commissione antimafia ha scritto anche di irregolarità nel controllo di Madonna di Campiglio, della provetta, dell’errore nella trascrizione dell’orario, nella presenza di personaggi estranei nella stanza alle normali procedure Uci. Tutte cose sacrosante, che purtroppo però, per il genere di reato ipotizzato, si scontrano con l’avvenuta prescrizione e anche con i principi della riforma Cartabia. Sull’omicidio di Marco, perché noi di omicidio siamo convinti si tratti, invece si può andare fino in fondo. E così faremo”.

Nel corso di questi lunghi anni la morte di Pantani e l’esclusione dal Giro d’Italia 1999, avvenuto quando era in maglia rosa, non sono mai state unite tra di loro. A far riaprire per l’ennesima volta il caso ci ha pensato il pusher che ha fornito la droga a Pantani, Fabio Miradossa, il quale, davanti alla Commissione Antimafia, ha affermato: “La verità non la volevano, hanno beccato me ma io già 16 anni fa dicevo che Marco è stato ucciso, non è morto per droga, lui ne usava quantità esagerate e quella volta ha avuto una quantità minima di cocaina rispetto a quello a cui era abituato e l’ha avuta 5 giorni prima della morte”.

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