Aiuto! Il ciclismo sta implodendo e gli sponsor non ci sono piĆ¹

Il ciclismo sta implodendo a livello economico: costi troppo alti di gestione delle squadre, costi vivi per andare ad affrontare le corse che lievitano giorno dopo giorno, tasse dovute all’Unione Ciclistica Internazionale e fideiussioni sempre piĆ¹ elevate. Ma quello che pesa sempre di piĆ¹, purtroppo, ĆØ la difficoltĆ , da parte delle squadre, di attirare maggiori capitali attraverso nuovi sponsor. E questo ĆØ un problema emerso soprattutto nell’ultimo periodo, quando a lungo si ĆØ parlato della fusione tra la Jumbo-Visma e la Soudal-QuickStep, non andata piĆ¹ in porto, e soprattutto quando si ĆØ parlato della possibilitĆ  di creare una nuova lega, idea nata da alcune delle principali formazioni World Tour al fine di attrarre nuovi sponsor.

Il problema principale del ciclismo contemporaneo ĆØ proprio questo: per mantenere una squadra World Tour sono necessari dei grandi capitali, e in un momento di crisi globale come quello che stiamo vivendo non tutte le aziende si possono permettere di dare dei contributi sufficienti per permettere a un team di poter andare avanti.

Esiste poi un altro problema: il ciclismo ĆØ uno sport che dĆ  grande visibilitĆ  agli sponsor, ma oltre al nome del team, alla presenza sulla maglia, alle ore di diretta televisiva, che cos’altro si puĆ² offrire a un’azienda che decide di investire? E soprattutto, in un ciclismo sempre piĆ¹ economicamente oneroso, perchĆØ bisogna vivere solo offrendo visibilitĆ  ai partner? PerchĆØ una squadra non puĆ² prendere una fetta del ricavo dalla compravendita dei propri corridori, come avviene nel calcio, oppure avere nuova liquiditĆ  grazie ai diritti televisivi?

Le squadre statali

Il World Tour, nel corso degli ultimi anni, ĆØ andato avanti soprattutto grazie a sponsorizzazioni statali. Delle 18 formazioni che compongono l’attuale World Tour, quattro sono sostenute da fondi statali. Astana Qazaqstan, Bahrain Victorious, Team Jayco-AlUla e UAE Team Emirates non vivono grazie a una sponsorizzazione di una o piĆ¹ aziende, ma grazie ai soldi messi a disposizione da un ente governativo. Esiste poi la realtĆ  della Groupama-FDJ, squadra che vive anch’essa grazie a una sorta di contributo statale (derivante da FDJ, il gioco del lotto in Francia).

La necessitĆ  di chiedere fondi statali deriva dal fatto che ĆØ sempre piĆ¹ difficile trovare un partner come puĆ² essere, ad esempio, Ineos, famosa societĆ  di idrocarburi britannica, che ha deciso di sostenere il team quando ĆØ terminato il contratto con Sky. E queste aziende hanno, in cambio di una sponsorizzazione di milioni di euro, sicuramente tanta visibilitĆ , ma le squadre vivono solo grazie ad essa.

Un nuovo modello

E’ per questa ragione che l’UCI deve studiare un modo per permettere alle squadre di poter avere degli introiti derivanti non solo dalle partnership, altrimenti il ciclismo rischia seriamente di implodere. Il fatto stesso che una squadra come la Jumbo-Visma non sia ancora riuscita a trovare un nuovo parter dal 2025, anno in cui il main sponsor Jumbo cesserĆ  la partnership, ĆØ emblematico di come il ciclismo stia vivendo questo momento. La squadra che ha vinto tutte e tre le grandi corse a tappe non riesce ad attrarre nuovi capitali: non per colpa del team, ma per colpa di un sistema che, ad oggi, non regge piĆ¹. Ma forse ci si renderĆ  conto di tutto questo quando sarĆ  troppo tardi.

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