Bulbarelli: “Il Tour omaggia Pantani, ma gli chiuse le porte in faccia”

Tour Pantani Bulbarelli

Auro Bulbarelli esprime il suo scetticismo verso il tributo postumo che il Tour de France sta rendendo a Marco Pantani, icona del ciclismo italiano, durante il passaggio della gara a Cesenatico, città natale di Pantani. Il giornalista Rai ricorda con amarezza come il Tour, che Pantani tanto amava, lo abbia escluso due volte, nel 2001 e 2002, causando grande dispiacere al campione. Nonostante l’apparente gesto riparatore da parte degli organizzatori del Tour, Bulbarelli non riesce a vedere questa commemorazione come sincera, percependola piuttosto come ipocrita.

“Dicono che il tempo aiuti a rimarginare le ferite. Sarà. Ma certi squarci io non credo siano colmabili a meno che non si ricorra all’ipocrisia o all’oblio. Sto vedendo la presentazione del Tour nella magnifica Firenze. Sono mesi, ormai anni, che sentiamo ripetere: ‘La corsa francese nei luoghi che furono di Bartali, Nencini, Pantani e Coppi’. Domenica mattina la gigantesca carovana sarà a Cesenatico e chissà quante parole verranno ancora spese a proposito di Marco, dei suoi Tour, della sua maglia gialla. Pantani adorava il Tour. Forse più del Giro. E dopo averlo salvato (letteralmente salvato!) nel ’98 dalle bordate della Gendarmerie scortandolo con fierezza sino a Parigi…quello stesso Tour a distanza di soli tre anni al posto che sdebitarsi gli sbatté la porta in faccia.

Ero telecronista al Giro del Trentino. Al termine di una tappa sul Garda, a Malcesine, subito dopo il traguardo, vidi un corridore con l’agilità di un gatto balzare da me in postazione. Era Marco. Mai successo. Poche ore prima Leblanc, patron del Tour, aveva sancito l’esclusione della Mercatone Uno e Marco volle rispondergli per le rime ai microfoni Rai. Era il 2 maggio del 2001. La stessa cosa sarebbe accaduta l’anno seguente: Marco e la Mercatone non graditi in Francia. Ora vanno a rendergli omaggio…a casa sua. Mi sforzo, ci metto impegno, vorrei tanto considerare questa cosa come un bel gesto riparatore…ma proprio non ce la faccio.”

Questa riflessione non è solo un ricordo personale, ma anche una critica alla gestione del rapporto con Pantani da parte del Tour de France. Il tributo che dovrebbe sanare vecchie ferite viene visto con scetticismo, poiché le azioni passate dell’organizzazione nei confronti di Pantani sembrano inconciliabili con l’attuale omaggio. Bulbarelli sottolinea il contrasto tra l’amore di Pantani per il Tour e il trattamento riservatogli, lasciando emergere un sentimento di profonda ingiustizia che il tempo non è riuscito a sanare.

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