CommenTour – Una nuova geografia del ciclismo

nuova geografia ciclismo

Abbiamo avuto conferma oggi del fatto che il ciclismo sia sempre più globalizzato. Biniam Girmay ha regalato la terza vittoria nella storia dell’Africa al Tour de France, la prima per un eritreo e la prima per un corridore di colore. In passato, prima di lui, si erano imposti già due corridori provenienti dall’Africa, entrambi sudafricani: Robert Hunter nel 2007 e Daryl Impey nel 2019.

La scelta di portare in Africa i mondiali di ciclismo su strada del prossimo anno, voluta dall’UCI, è quindi azzeccata: dietro le imprese di Girmay, sarebbe bello poterdare continuità a un movimento africano che può ancora continuare a crescere, non solo nelle corse a tappe, ma anche nelle classiche, proprio come avviene per Girmay. L’eritreo è stato il primo africano nella storia capace di vincere una classica del nord, la Gand-Wevelgem: e siamo sicuri che nei prossimi anni tenterà l’assalto anche a corse come il Giro delle Fiandre e la Parigi-Roubaix.

Dall’altra parte abbiamo Richard Carapaz: il primo corridore proveniente dall’Ecuador in grado di vincere una grande corsa a tappe, il Giro d’Italia, ora veste la maglia gialla al Tour de France. Se pensiamo che i sudamericani sono stati spesso protagonisti e che negli ultimi anni un corridore colombiano, Egan Bernal, è riuscito a vincere la corsa, significa davvero che in futuro altre generazioni di sudamericani possono ambire a vincere la corsa francese.

Domani ci sarà il primo importante test per tutti sul Col du Galibier, ascesa più alta di questa edizione della corsa rosa. Sarà una giornata molto impegnativa per tutti: gli occhi di tutti saranno soprattutto su Vingegaard, al primo esame in alta montagna dopo la caduta al Giro dei Paesi Baschi. Ci si attende una giornata spettacolare.

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