Grandi giri, tappe più corte? No, giusta collocazione

Al termine della tappa di ieri, Alessandro Fabretti, al timone della famosa trasmissione televisiva “Processo alla tappa”, ha voluto affrontare un problema che spesso viene discusso soprattutto tra le persone che ritengono che il ciclismo sia uno sport noioso. La tappa Teramo-San Salvo, di 202 km, in effetti ha riservato colpi di scena solo nei chilometri finali, mentre il resto della giornata (quasi cinque ore di tappa), è stata sostanzialmente noiosa.

Del resto, era prevedibile. La frazione era solo la seconda della corsa rosa, molti corridori vogliono risparmiare energie in vista delle prossime tappe, e le poche salite erano inserite nella prima parte di giornata. insomma, si trattava di una vera e propria tappa di trasferimento, giustamente presente all’interno di una corsa di tre settimane.

Alessandro Fabretti ha quindi lanciato l’idea: perchè non fare tappe più corte? Magari sarebbero sufficienti 120 km di gara per rendere la gara meno noiosa e più appetibile al pubblico che guarda la tv. Del resto, ormai, viviamo in un’epoca nella quale si trasmettono delle dirette integrali. Perchè una persona dovrebbe quindi rimanere 5 ore davanti alla tv ad annoiarsi? Sarebbe meglio vedere meno ore di gara ma più divertimento. A rilanciare la questione è il collega Cristiano Gatti: su Tuttobiciweb, rilancia la questione, chiedendosi se davvero possa essere buona l’idea di accorciare le tappe per renderle più vivaci.

Alessandro Fabretti

Negli ultimi anni il ciclismo ha visto una riduzione del chilometraggio delle tappe. Su questo ha fatto scuola la Vuelta a España, dove le tappe sono sostanzialmente brevi ma intense. Qualche anno fa il Tour de France ha provato addirittura a proporre il “tappino”: una frazione di poco più di 60 km con molto dislivello, ma gli osservatori si sono divisi nettamente tra favorevoli e contrari.

Da parte nostra, crediamo semplicemente che ieri sia stata proposta una tappa di trasferimento nel giorno meno indicato. In sostanza, la domenica, giorno in cui magari molte più persone hanno tempo per stare davanti alla tv a seguire il ciclismo, si sono dovuti vedere una tappa di trasferimento. Giovedì, invece, giornata lavorativa per la maggior parte, ci sarà una frazione molto interessante come quella di Napoli. Magari, se ieri fosse stata inserita una tappa un po’ più breve e intensa, la discussione non sarebbe nata.

Probabilmente, ancor prima che accorciare le tappe, bisognerebbe quindi ragionare su questi punti: capire quali sono i giorni nei quali la gente guarda di più il ciclismo in tv e capire se quella tappa può essere appetibile televisivamente. Forse chiediamo la botte piena e la moglie ubriaca, ma l’idea è quella di fare un’analisi che possa coinvolgere tv e organizzatori.

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