Paura di affrontare le discese: cosa sta succedendo in gruppo?

Paura discese bici

Varie dichiarazioni di diversi corridori, nell’ultimo periodo, uniti ad alcuni tragici episodi, stanno facendo capire che nel gruppo dei ciclisti si sta diffondendo sempre più la paura di affrontare le discese. La responsabilità non è da attribuire né agli organizzatori, che cercano di fare al meglio il proprio lavoro, né ai corridori stessi, i quali sono ben coscienti che la discesa è un terreno che deve essere affrontato quando si è in corsa o in allenamento.

Uno dei primi corridori ad alzare il velo sulla paura di affrontare le discese in bici è stato Enric Mas, lo scorso inverno. Il corridore della Movistar ha infatti affermato che ha avuto bisogno di un supporto psicologico per superare la paura di affrontare la strada che scende. La causa della sua paura è stata ritrovata i. una caduta alla Tirreno-Adriatico 2022: un incidente non grave, ma che è bastato per “frenare” il coraggio di Mas. Grazie al lavoro svolto con lo psicologo, lo spagnolo è riuscito a tornare competitivo per le ultime corse della passata stagione. In questo 2023, però, è stato fatto fuori dal Tour de France proprio per una caduta in discesa nella prima tappa, e tutti noi abbiamo negli occhi la sua espressione del viso subito dopo l’impatto con l’asfalto.

I corridori che dimostravano i primi segnali di paura nell’affrontare le discese in bici non sono stati di certo aiutati dagli ultimi eventi che sono accaduti. Nel mese di giugno, l’allora campione d’Italia Filippo Zana ha rischiato davvero grosso lungo una discesa al Giro di Slovenia: la sua caduta è stata attenuata dall’erba e il corridore della Jayco-AlUla non ha subìto gravi conseguenze. Diverso quanto accaduto in quei giorni in Svizzera, dove Gino Mader ha perso la vita proprio mentre affrontava la discesa dell’Albulapass al Tour de Suisse. Un evento tragico, che ha sicuramente avuto un impatto non da poco nella testa di alcuni corridori.

Corse sempre più veloci

Ancora più di recente, tra gli Juniores, vi è stata la morte di Jacopo Venzo, ragazzo di 17 anni. Anch’egli ha perso la vita in gara, in discesa, mentre stava disputando una corsa in Austria. In seguito all’episodio Davide Cassani, ex ct della nazionale italiana di ciclismo, è stato intervistato sulle pagine del quotidiano Il Messaggero, e ha detto la sua su questa serie di incidenti, due dei quali mortali: “Nelle gare ciclistiche si tende ad andare sempre più veloci. Quando si scende giù a 80-90 km/h, il corridore si assume dei rischi”.

Secondo Cassani, negli ultimi anni i corridori “si prendono sempre più rischi in discesa perchè il livello di preparazione si è innalzato così tanto che non è facile fare la differenza in salita, quindi si utilizza anche la discesa per cercare di fare la differenza. E’ per questo motivo che bisogna spiegare ai ragazzi, fin da quando sono molto giovani, quali sono i rischi che si affrontano in discesa e spiegare loro non solo come si attacca in salita ma anche come ci si deve comportare quando la strada scende”.

Nel corso dell’ultima edizione del Tour de France, anche un corridore di grande esperienza come Pierre Latour ha dichiarato apertamente di avere paura delle discese: “Non riesco a sbloccare una forma di paura nell’affrontare le discese. Questo mi fa scivolare in fondo al gruppo e poi mi costringe a fare sforzi inutili per rientrare. È tutto nella testa, lo so, ma è più forte di me. Questa paura è iniziata durante il Tour of Oman nel 2019, dove una caduta nella quale sono rimasto coinvolto mi ha causato due fratture, radio e scafoide della mano sinistra. Ma ce ne sono state altre. Soprattutto, se c’è un po’ di strada umida e la ruota si muove, è come se tutto si spegnesse. Ho paura perché ho l’impressione di andare nel vuoto senza controllare niente. Ed è finita. È come se nella mia testa non ci fosse più terreno sotto le mie ruote“, ha spiegato il corridore della TotalEnergies.

Se fino ad adesso abbiamo scritto di incidenti e di paura di affrontare le discese in bici, a fare da contrasto a tutto questo ci sono anche dei corridori che hanno costruito molti dei loro successi più importanti proprio in discesa. Uno dei primi nomi che viene in mente è senza dubbio quello di Matej Mohoric, che ha ottenuto la vittoria della Milano-Sanremo 2022 proprio sulla discesa del Poggio, prendendosi dei rischi importanti anche grazie al supporto del reggisela telescopico, che gli ha permesso di affrontare meglio le curve. Anche Tom Pidcock, complice il fatto che pratica la multidisciplina, è uno dei discesisti più forti del mondo, così come nel recente passato lo è stato Vincenzo Nibali: le sue due vittorie a Il Lombardia, e non solo quelle, sono arrivate proprio grazie all’abilità nell’affrontare le discese. Più in generale, se si parla di scendere in picchiata, un altro corridore che ha costruito buona parte della sua carriera sull’abilità di buttarsi più lungo le discese alpine è stato Paolo Savoldelli, “Il Falco”, il quale ha sempre specificato che “andare forte in discesa per me è una dote innata“.

I materiali per affrontare le discese

Ultima, ma non di certo per ordine di importanza, è la sicurezza dei materiali. Nel corso degli ultimi anni, i costruttori di biciclette hanno cercato di rendere sempre più sicuri i mezzi meccanici: “I materiali di per sé sono sicuri – ha spiegato Davide Cassani nell’intervista su citata a Il Messaggero – ma un professionista prende il via a una corsa per vincere, e spesso si utilizzano dei materiali che permettono di raggiungere velocità più alte ma che magari non sono adatti per quel tipo di percorso che devono affrontare”. Diventa quindi difficile intervenire, anche perchè un corridore vuole vincere, e decide di prendersi dei rischi anche in questo senso.

Quel che appare chiaro da questa lunga disamina, è che nel ciclismo bisogna considerare le discese al pari delle salite: sono un terreno ideale per dare battaglia. Chi non riesce a fare la differenza in salita prova a farla in discesa, e se non c’è più spazio per altri attacchi si prova il tutto per tutto anche in pianura. Si dice che il ciclismo sia uno sport di perdenti, perchè vince un corridore solo e gli altri 200 del gruppo restano a bocca asciutta: ma alla partenza di una gara, tutti sognano di vincere.

Sicuramente il problema della paura delle discese c’è e si sta sentendo in alcuni corridori in gruppo, anche perchè altrimenti non sarebbero mai uscite fuori queste dichiarazioni da ragazzi che affrontano le più grandi corse al mondo ormai da tanti anni. Quello che sembra davvero sotto l’occhio di tutti è che sta aumentando la discrepanza tra coloro che non hanno paura di affrontare le discese e coloro che invece sentono di avere paura. Anche il campione del mondo Remco Evenepoel ha dimostrato di essere un discesista impeccabile, nonostante, nel 2020, ha rischiato di perdere la vita proprio affrontando una discesa nell’edizione estiva de Il Lombardia che si è disputata quell’anno. Eppure, Remco ha dimostrato di non avere paura in discesa, e le affronta senza problemi anche in condizioni difficili (vedi la pioggia nell’ultima edizione della Liegi).

La paura di affrontare le discese in bici può essere quindi superata, ma serve un lavoro lungo e, soprattutto, vi è necessità di parlare con lo staff medico delle proprie squadre per capire quale possa essere la soluzione. Il caso di Enric Mas lo ha reso palese: servono costanza e concentrazione. Poi, come avviene per la salita, ci saranno sempre corridori più adatti e altri meno adatti. Dall’altra parte, però, anche gli organizzatori devono avere sempre l’occhio bene attento sui possibili pericoli che si corrono in discesa, continuando a svolgere il lavoro di mettere sempre più in sicurezza i percorsi.

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