Risalire in sella dopo il lutto: quali paure possono subentrare?

Trauma morte Gino Mader

Il trauma della morte di Gino Mader al Giro di Svizzera è stato un duro colpo per tutto il movimento ciclistico, e più in generale per quello sportivo. Sapere che un ragazzo di 26 anni è morto mentre affrontava la corsa di casa, affrontando una discesa, una delle tantissime che vengono affrontate nel corso della carriera di un corridore professionista, lascia ancora senza parole e con un profondo senso di sgomento.

Il giorno seguente la morte di Gino Mader, i corridori hanno affrontato una passerella al fine di omaggiarlo. Particolarmente commovente è stato l’abbraccio che la signora Mader, che ha perso il figlio poche ore prima, ha voluto dare a tutti i corridori del gruppo. La corsa elvetica è poi ripartita per le ultime due tappe, dove non è mancato il bellissimo gesto del campione del mondo Remco Evenepoel, che ha tagliato il traguardo della frazione da lui vinta mandando un bacio verso il cielo.

A distanza di pochi giorni dalla scomparsa del corridore della Bahrain-Victorious, è giusto chiedersi se un incidente del genere possa aver impattato in maniera forte nella mente di alcuni dei suoi colleghi. Il gruppo deve infatti ancora metabolizzare il lutto e la scomparsa di un ragazzo che ha perso la vita lungo la discesa dell’Albulapass: la squadra si è ritirata in blocco dal Giro di Svizzera in segno di lutto, così come la Tudor Pro Cycling e la Intermarchè Circus Vanty. In Slovenia, invece, è arrivata la vittoria della Bahrain-Victorious proprio ieri, grazie alla grande prova di Matej Mohoric.

Per capire quali conseguenze psicologiche possano nascere da un lutto che ha sconvolto l’opinione pubblica, abbiamo interpellato il dottor Marco Campo, psicologo dello sport, dottore in psicologia dei processi cognitivi normali e patologici.

Come si risale in sella dopo un trauma così importante?

“Bisogna partire dal fatto che il lutto viene catalogato come il trauma peggiore in un’ipotetica scala. Il trauma da lutto ci pone davanti ad una situazione di impossibilità: quando ci ritroviamo a perdere una persona cara, abbiamo davanti a noi qualcosa di irreversibile. Questa situazione ci costringe a fare i conti con qualcosa di cui non abbiamo potenza. Questo è un aspetto cruciale perchè l’essere umano ha un bisogno di sicurezza e controllo che lo porta ad esercitare la propria potenza. L’impotenza si associa quindi a stimoli depressivi, e il lutto ci pone davanti a questa impossibilità, che si palesa con una cristallina impotenza. Ci sono tanti modi per poter ripartire: la prima cosa da fare è quella di esternalizzare i ricordi. Questo si deve fare non solo a voce, ma il passaggio veramente importante è quello di creare una sorta di romanzo o di pellicola cinematografica, una sequenza di fotogrammi che possano creare una cornice, un perimetro. Il lutto deve essere messo all’interno di questo perimetro. Per affrontare il trauma portando avanti la tecnica del romanzo è necessario scrivere i propri stati d’animo tutti i giorni. Ogni volta bisogna copiare quello che è stato scritto nei giorni precedenti e aggiungere tre righe. In questo modo lo stimolo tende a diminuire e subentra una situazione tipica di quando c’è un fuoco acceso: se mettiamo tanta legna, non passa più l’ossigeno, quindi tende a spegnersi”.

Il dottor Marco Campo

Abbiamo detto che la morte di Gino Mader può essere un trauma per molti corridori: possono subentrare anche dei sintomi veri e propri?

“Dopo un episodio del genere la paura può subentrare con una sintomatologia che va da una costrizione toracica ad una sensazione di vuoto gastrico, fino a sensazioni di apnea. E’ chiaro che le persone più vicine sono i suoi compagni di squadra, perchè quando facciamo parte di un team è come essere in una tribù, dove l’io diventa noi. Nel momento in cui viene a mancare un pezzo c’è un rapporto con quella mancanza e può creare delle reazioni fisiche. Possono esserci anche degli stati di confusione mentale a livello emotivo che portano a far formare delle paure”.

Negli ultimi mesi, anche un corridore come Enric Mas ha affermato di aver avuto bisogno di un supporto psicologico per affrontare le discese: in che modo si può superare la paura dell’affrontare la strada che tende a scendere?

“Nello stesso modo in cui viene affrontato il lutto, quindi scrivendo le proprie sensazioni e aggiungendo giorno per giorno tre righe a quello che è stato scritto nei giorni precedenti. Poi bisogna lavorare sulle convinzioni, sulle credenze: magari nella testa c’è il famoso “non riuscirò mai”, oppure “ci sono solo io ad aver paura delle discese”. Davanti a questi casi bisogna lavorare sulle convinzioni. Bisogna sempre chiedere: “Cosa te lo fa pensare?”. “.

E’ possibile aspettarsi un calo delle prestazioni fisiche da parte di qualcuno dei corridori che sta vivendo in modo particolarmente intenso il trauma della morte di Gino Mader?

“In questo caso entra in gioco il fattore tempo. In un primo momento, a distanza di 5-7 giorni, vi è generalmente un rifiuto in negazione, quindi nel brevissimo termine non dovrebbero esserci problemi a livello di performance sportiva. Nei primi giorni l’evento tragico è qualcosa di talmente vicino che non intacca le nostre abitudini. Il compagno di squadra ha ancora tutte quelle consuetudini che sono nel proprio cervello, e non ci si accorge ancora del tutto del fatto che lui manca. Nel breve termine non c’è quindi un impatto. A medio-lungo termine, invece, può esserci, perchè le persone strettamente legate a chi è scomparso possono avere dei sussulti emotivi, delle paure. Può subentrare la domanda: “ma se quella situazione è capitata a lui, non potrebbe capitare ad altri?”. In questo caso mi sento di dire che prevenire è meglio che curare: la cosa migliore è iniziare a lavorare dal punto di vista psicologico affrontando le paure, cercandole e affrontandole in prima persona. Perchè se vado a cercarle sono io che le gestisco, se le evito rischio di essere travolto. Chiaramente, bisogna lavorare soprattutto con la squadra di Gino Mader, che ha vissuto il trauma della sua morte in prima persona, ma anche con altre persone a lui vicine”.

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