SUBIACO – L’emozione è ancora palpabile, il fiato è corto ma gli occhi brillano della luce più bella, quella del simbolo del primato. Lorenzo Finn si gode la sua prima, storica maglia rosa al Giro Next Gen 2026 dopo la celestiale cavalcata solitaria sul traguardo del Monte Livata. Una vittoria da campione vero, costruita con la testa, con le gambe e con una maturità tattica impressionante per un ragazzo di diciannove anni.
Subito dopo aver tagliato il traguardo, il campionino della Red Bull-Bora-hansgrohe Rookies si è concesso ai microfoni per raccontare le sue impressioni, i retroscena di una salita infinita e una dedica speciale che stringe il cuore.
«Sacrifici da novembre e un infortunio superato grazie al team»
Per Finn questa non è una vittoria qualunque, ma il coronamento di un lunghissimo percorso iniziato mesi fa, complicato anche da un brutto imprevisto in primavera: «Questa vittoria è molto, molto importante. Dietro ci sono settimane di sacrifici, in realtà un lavoro iniziato a novembre perché questo Giro era il mio primo grande obiettivo stagionale. Dopo il piccolo infortunio al Tour of the Alps che mi aveva un po’ frenato, devo ringraziare infinitamente la squadra: mi hanno operato subito, abbiamo fatto un ritiro perfetto ad Andorra e mi hanno supportato al meglio. Oggi la condizione si è vista, stavo veramente bene e abbiamo corso come i professionisti».
Il retroscena tattico: «Quando è partito Ramírez ho pensato: non può reggere questo ritmo»
La salita verso il Monte Livata si è incendiata subito con l’attacco dell’ecuadoriano Ramírez ai -13 km, una mossa che avrebbe potuto far saltare i nervi a chiunque, ma non al campione del mondo juniores: «Inizialmente avevo detto al mio compagno Max di fare il primo pezzo a ritmo costante. Poi è partito subito Ramírez. Io non l’ho seguito, perché la salita era lunga 15 chilometri ed lui è scattato come se l’arrivo fosse in cima al primo strappo. Ho pensato: “Non può andare a quel ritmo per tutta la salita”. E infatti l’ho ripreso poco dopo. Poi ho avuto Paul a farmi l’andatura, e un Gustav Blanc incredibile, così come Davide, Max… oggi tutta la squadra è stata mostruosa».
La gestione del finale: «In ammiraglia mi dicevano il distacco… bastava non esplodere»
Una volta rimasto solo, Finn ha dovuto gestire i pazzeschi 9 chilometri finali contro il vento, la pendenza e la fatica: «Meno male che la prima parte della salita era quella più dura. Una volta superato quel tratto la strada era più pedalabile, si poteva spingere il rapporto. Poi mi ha dato una motivazione enorme l’arrivo dell’ammiraglia: mi dicevano costantemente il distacco sulla ex maglia rosa e sugli inseguitori. Quando sai di avere un minuto di vantaggio, devi solo fare il tuo passo, evitare di esplodere e arrivare al traguardo».
Orgoglio italiano e una dedica da brividi
Vestire la Maglia Rosa per un corridore italiano ha un valore mistico, anche se si corre tra gli Under-23. Finn ammette candidamente di non aver ancora metabolizzato l’impresa, prima di rivolgere un pensiero bellissimo a una tragedia che ha colpito il gruppo:
«Cosa significa la Maglia Rosa per un italiano? Sinceramente non l’ho ancora realizzato, è successo tutto adesso. Credo che stasera e domani, quando me la vedrò effettivamente addosso, sarà incredibile. Ci tengo tantissimo a dedicare questa vittoria a Shane O’Brien, il fratello di Liam (corridore della Lidl-Trek Future Racing, ndr) che è purtroppo scomparso. Non lo conoscevo bene, ma è una tragedia immane».
Il futuro: «Simbolo del ciclismo italiano? Io faccio il massimo, l’anno prossimo i Pro»
A chi gli chiede se si senta già il nuovo simbolo del ciclismo italiano per il futuro, Lorenzo risponde tenendo i piedi ben saldi a terra:
«Ma dai, vediamo… io spero solo di fare il mio massimo. Non sono ancora un professionista, lo diventerò l’anno prossimo quando farò le gare nella massima categoria che contano davvero. Intanto mi godo questo momento. Domani sarà una giornata tostissima con la cronometro e poi ci sarà un’altra tappa dura, ma ho una squadra fortissima alle spalle per difendere questa maglia».









