Un comitato consultivo della FDA (Food and Drug Administration) statunitense ha votato a favore dell’ampliamento dell’accesso a diversi peptidi non approvati, tra cui BPC-157, TB-500, MOTS-c, KPV, epitalon e semax. Sebbene la raccomandazione possa consentire alle farmacie galeniche americane di produrre questi composti su prescrizione medica, nel mondo del ciclismo la notizia rischia di generare pericolosi equivoci.
Per chi gareggia — dagli agonisti ai cicloamatori, fino ai partecipanti alle Gran Fondo —, la regola resta una sola: questi composti sono e rimangono severamente proibiti dal codice mondiale antidoping.
Promesse da social network vs. realtà scientifica
La decisione della commissione giunge sulla scia di un vero e proprio trend social guidato da influencer del fitness che promettono recuperi prodigiosi, riparazione muscolare e incrementi prestazionali. La realtà clinica descritta dagli scienziati dell’FDA, tuttavia, è ben diversa:
- Mancanza di test sull’uomo: Per sostanze popolarissime come il BPC-157, la ricerca si limita quasi esclusivamente a studi su animali. Non esistono trial clinici di Fase 1 sull’uomo né prove scientifiche che ne dimostrino l’efficacia nel riparare lesioni muscolari o migliorare la performance in individui sani.
- Dosaggi e contaminazioni: I protocolli di somministrazione diffusi online sono spesso arbitrari e privi di base scientifica. Inoltre, l’acquisto sul web espone al rischio di prodotti contaminati o con etichettatura mendace.
- Effetti collaterali: Sono stati segnalati problemi gastrointestinali, cefalee, affaticamento cronico, reazioni allergiche e infezioni.
- Lo scudo legale: Diciture come “solo per uso di ricerca, non per consumo umano” rappresentano solo uno scudo legale per i venditori per smarcarsi dalle responsabilità mediche.
Il nodo antidoping: “Legale da comprare” non significa “Lecito in gara”
La maggiore facilità di accesso alle prescrizioni e la martellante promozione sui social rischiano di spingere un numero crescente di cicloamatori e atleti Master a farne uso. Tuttavia, la regolamentazione sportiva non lascia spazio a interpretazioni: BPC-157, TB-500 e peptidi correlati sono vietati in ogni momento dalla WADA e dalle agenzie nazionali antidoping (NADO), indipendentemente dal fatto che siano prescritti da un medico o acquistati legalmente in farmacia.
«L’eventuale via libera della FDA o la vendita legale in farmacia non modificano di un millimetro il codice WADA. Chi usa BPC-157 o TB-500 sta commettendo una violazione delle norme antidoping».
Il precedente: la squalifica di 4 anni per l’uso e la promozione di peptidi
Il mondo degli sport di resistenza ha già toccato con mano le conseguenze della confusione tra “acquisto legale” e “liceità sportiva”. Lo scorso settembre, la USADA ha inflitto 4 anni di squalifica all’atleta e coach Anthony McCauley dopo che un fischietto ha rivelato l’uso e la promozione di BPC-157, TB-500, CJC-1295 e ipamorelin tra gli atleti sottoposti al codice WADA. La sanzione ha colpito duramente proprio il ruolo di somministrazione e complicità .
L’aumento della reperibilità e la narrazione dei peptidi come “cura miracolosa per il recupero” rappresentano una tentazione pericolosa per il movimento amatoriale. I controlli antidoping fuori e dentro la gara sono pronti: scambiare la reperibilità di un peptide per una licenza da utilizzare in corsa significa andare incontro a squalifiche pluriennali e all’etichetta indelebile di dopato.









