Dopo aver conquistato il secondo posto nella classifica generale del Tour de France 2026 — diventando il primo belga sul podio della Grande Boucle dai tempi di Lucien Van Impe nel 1981 —, Remco Evenepoel ha tracciato un bilancio lucido ed estremamente onesto ai microfoni di Sporza. Il capitano della Red Bull-BORA-hansgrohe si è soffermato sul divario che lo separa da Tadej Pogačar, alternando battute pungenti e profonda ammirazione per lo sloveno.
“Senza il lavoro per Del Toro, il distacco sarebbe stato di 9 minuti”
Al termine della ventesima tappa, Evenepoel aveva risposto con un sorriso a chi gli chiedeva cosa servisse per vincere il Tour in futuro: “Che Tadej Pogačar non partecipi”. Rilasciando ulteriori dichiarazioni il giorno seguente, il belga ha chiarito di essere estremamente serio nella sua analisi:
«Siamo realistici: arrivo secondo a 6’26”, ma Tadej si è trattenuto in almeno due tappe per scortare Isaac Del Toro. Senza quel lavoro per il compagno, il distacco reale sarebbe stato di circa nove minuti. È poco meno rispetto al 2024 (9’18”), ma questo Tour era decisamente più duro. Penso che il mio livello sia cresciuto, ma anche Tadej continua a migliorare o a mantenere uno standard mostruoso».
“Onorato di correre nell’era di chi fa la storia”
Nonostante la presenza ingombrante dello sloveno, Evenepoel non vive questa rivalità con frustrazione, ma come un costante stimolo a superare i propri limiti: «Non dobbiamo dimenticare che arrivo secondo dietro a qualcuno che sta riscrivendo la storia del ciclismo. Forse questo rende il risultato ancora più bello: finire alle spalle di un fenomeno e di un talento eccezionale. Continuo a concentrarmi su me stesso e a cercare di curare ogni dettaglio. Se riuscirò ad avvicinarmi bene, altrimenti va bene lo stesso.
Sabato, mentre ero sul treno verso Parigi, pensavo a questa stagione: è stata un’altra bellissima annata. Quando arrivo secondo, di solito è dietro a Tadej. Ma sono comunque tra i fortunati che riescono a vincere molto. Correre contro di lui mi spinge a migliorare e a cercare di raggiungere quel livello, anche se è un’impresa enormemente difficile».
“Se tutti i secondi posti fossero vittorie…”
Il belga ha concluso la sua riflessione sorridendo sul proprio palmarès e guardando con fiducia ai prossimi passi della sua carriera: «Se tutti i miei secondi posti si trasformassero in primi posti, il mio palmarès sarebbe ben diverso! Ma mi sento davvero onorato di poter gareggiare contro un atleta simile, di potermi mettere al suo fianco e provare a batterlo. In questo Tour ci sono riuscito in qualche occasione, e per me rappresenta un nuovo importante passo avanti».









