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Che fine hanno fatto i soldi per la sicurezza stradale?

La tragica morte di Davide Rebellin, ucciso da un camionista mentre stava pedalando in sella alla propria bicicletta per puro svago dopo una lunga carriera, ci pone di fronte a diverse riflessioni inerenti la sicurezza stradale. I dati più recenti parlano di un ciclista morto ogni due giorni, senza considerare i tanti che riescono a sopravvivere ma che hanno delle conseguenze a lungo termine sul proprio fisico, a volte anche con invalidità permanenti. Una vera e propria strage che non conosce fine: “In una nazione civile una cosa del genere non sarebbe dovuta accadere”, ha affermato Matteo Trentin in seguito alla morte del suo ex collega. E non possiamo fare altro che condividere il suo pensiero. Ma ci poniamo anche una domanda: perchè non si riesce ad arginare questa che è una vera e propria mancanza? Si sta davvero cercando di fare qualcosa per far sì che le strade possano essere sempre più sicure per i ciclisti, e magari anche per i pedoni, visto che anche loro sono i deboli della strada?

Progetto ce ne sono, e anche molti, ma purtroppo non riescono ad arrivare in porto, almeno per il momento. Le istituzioni hanno messo sul piatto anche molti soldi, ma purtroppo le morti sulla strada continuano ad aumentare. Cosa sta succedendo allora?

Partiamo da notizie tutto sommato recenti. Lo scorso luglio, secondo quanto riportato da Sicurauto, il Governo Italiano ha stabilito che i proventi delle multe per eccesso di velocità e per sosta vietata potevano essere utilizzati per pagare le bollette della luce e del gas e non più per svolgere migliorie stradali per aumentare la sicurezza. Nel Decreto AIuti era infatti riportato: “I Comuni, le Città metropolitane, le Unioni di Comuni e le Province, in via eccezionale e derogatoria per il solo anno 2022, possono destinare i proventi effettivamente incassati […] nei soli limiti della percentuale di propria spettanza e competenza, a copertura della spesa per le utenze di energia elettrica e gas. Tali incassi si riferiscono agli accertamenti di competenza dell’esercizio 2022, con esclusione delle eventuali quote arretrate riferite a esercizi precedenti”. E’ una misura quindi che terminerà il primo gennaio 2023, ma nel frattempo in questi mesi non si è potuto lavorare sul tema della sicurezza stradale. Resta da capire se effettivamente in futuro i Comuni utilizzeranno questi soldi per garantire maggiore sicurezza sulle strade.

Eppure, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sta portando avanti il Piano Nazionale Sicurezza Stradale 2030. E le intenzioni sono anche ottime, come è possibile leggere nell’introduzione alle linee guida: Stiamo vivendo un periodo di grandi cambiamenti. La pandemia COVID-19 ha mostrato come il sistema sia vulnerabile a cambi improvvisi della mobilità. Se da un lato il periodo di lockdown ha contribuito a ridurre il numero degli incidenti sulle strade, dall’altro ha avuto come effetto collaterale quello di aumentare la velocità media su strada, di fatto aumentando il rischio di mortalità.

Tra le misure si prevede anche l’ampliamento delle piste ciclabili, le quali sono però sempre meno sicure. Proprio nel 2020 abbiamo assistito a un boom di nascite di percorsi ciclabili, ma spesso non sono messi in sicurezza, in quanto si pedala troppo a ridosso del traffico o eccessivamente in prossimità dei pedoni.

La sensazione è sempre quella che, laddove ci sia necessità di tagliare fondi, lo si vada a fare sulla sicurezza stradale. Insomma, sembra quasi che nelle istituzioni ci sia necessità di risparmiare sulla possibilità di salvare vite umane. Meglio una bolletta del gas più leggera oggi che una vita in più domani: questo sembra il motivo portante di tutta la vicenda, soprattutto quando si legge che la Fiab ha chiesto al Comune di Cremona di sbloccare i fondi per la costruzione di nuove piste ciclabili. Ad oggi, inoltre, nella legge di bilancio, non ci sono ancora soldi in vista per ciò che concerne la sicurezza stradale, come riporta anche BikeItalia, da sempre vicino a queste tematiche così delicate. Più precisamente, sono stati tolti 94 milioni di euro per gli anni 2023 e 2024, soldi che erano rimasti nel Fondo per lo sviluppo delle reti ciclabili urbane e non ancora assegnati.

“Ogni volta che vedete un ciclista per strada dovreste ringraziarlo, perché ciascuno di loro decongestiona il traffico, vi permette di parcheggiare e vi fa respirare meglio. Lasciate loro 1,5 metri di sicurezza sempre e non considerateli utenti della strada di serie B. Ci vogliono più piste ciclabili e il limite di 30 km/h in città: più sicurezza e più sostenibilità. Non ci sarà l’auto privata nelle città di domani, la bici sì”. Così Mario Tozzi si è espresso recentemente sui social network parlando in seguito all’incidente mortale che ha coinvolto Davide Rebellin. Un incidente che è occorso a distanza di 5 anni da quello altrettanto tragico che ha coinvolto Michele Scarponi, che ha perso la vita a poche settimane dalla partecipazione al Giro d’Italia mentre era in strada ad allenarsi con l’obiettivo di presentarsi al top della forma per quell’appuntamento. Due incidenti che hanno scosso l’opinione pubblica, ma i soldi per mettere in sicurezza i ciclisti non ci sono. Quei pochi sono stati spesi male, costruendo piste ciclabili che non dovrebbero nemmeno essere chiamate così: ora però il problema non si pone più perchè il denaro è stato completamente ritirato e dirottato su altre voci. In fondo c’è una guerra in corso: che senso ha pensare ai morti in bicicletta? Questo probabilmente si staranno chiedendo da Palazzo Chigi.

Alla fine di questo excursus, seppur breve, dobbiamo essere realisti: l’incidente occorso a Davide Rebellin non sarebbe dovuto succedere, ma potrebbero accaderne davvero tanti altri se questo è il modo di affrontare la questione. Un morto ogni due giorni è un vero e proprio bollettino di guerra: non parlarne e non affrontare la situazione equivale a girarsi dall’altra parte, a far finta che tutti questi morti non siano sulla coscienza di un’istituzione che si chiama Stato Italiano, che parla di ciclabili solo quando c’è necessità di riscuotere consensi in vista delle elezioni. Sarà un caso che i soldi per le ciclabili siano stati tolti tre mesi dopo le votazioni?

Nel frattempo dobbiamo prepararci: le strade saranno sempre più complicate da affrontare per i ciclisti, non ci sarà il minimo rispetto da parte degli automobilisti e ci saranno ancora tante stragi. E qualcuno continuerà ancora a voltarsi dall’altra parte.

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