La Liegi‑Bastogne‑Liegi 2026 entra ufficialmente nella storia. Non solo per il duello tra Tadej Pogačar e Paul Seixas, ma soprattutto per i numeri: questa edizione ha riscritto i parametri della Doyenne, stabilendo record che fino a pochi anni fa sembravano semplicemente impossibili.
Velocità media da capogiro: 44,57 km/h sui 260 km
Il dato più impressionante riguarda la velocità media finale: 44,57 km/h su un percorso di 260 km. Per capire la portata dell’impresa, basta confrontarlo con il precedente riferimento: 41,98 km/h.
Un salto di quasi 3 km/h su una delle classiche più dure del mondo, caratterizzata da continui saliscendi e oltre 4.000 metri di dislivello. È la conferma di un ciclismo sempre più veloce, sempre più estremo, sempre più vicino ai limiti fisiologici.
Tempi irreali sulle côtes: Redoute e Roche‑aux‑Faucons demolite
Le salite simbolo della Liegi hanno registrato tempi mai visti:
Côte de La Redoute
- 3’14” (nuovo record)
- contro il precedente 3’20”
Côte de la Roche‑aux‑Faucons
- 3’29”
- contro il vecchio 3’36”
Parliamo di miglioramenti nell’ordine dei 6–7 secondi su salite brevi ma esplosive, dove ogni secondo è un’eternità. Numeri che raccontano un livello atletico fuori scala.
550–600 watt: la “stalla” dei fenomeni
Le stime di potenza confermano ciò che si è visto in corsa: sulle rampe decisive i migliori hanno spinto tra i 550 e i 600 watt, valori che fino a pochi anni fa erano considerati sostenibili solo per pochi secondi, non per intere scalate.
È un ciclismo che viaggia stabilmente ai limiti dell’umano.
Un giorno storico anche fuori dal ciclismo
La domenica della Liegi 2026 è stata una giornata simbolica per lo sport mondiale: proprio mentre i corridori volavano sulle Ardenne, sono stati registrati due record nella maratona:
- 1h59’30” (maschile)
- 2h15’41” (femminile)
Una coincidenza che racconta un’epoca in cui le prestazioni atletiche stanno vivendo una trasformazione radicale, spinta da preparazione scientifica, materiali evoluti e una generazione di atleti senza precedenti.
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Una Liegi che segna un’era
La Doyenne 2026 non è stata solo una corsa spettacolare: è stata un manifesto del ciclismo moderno. Velocità, potenza, resistenza e capacità di recupero stanno raggiungendo livelli mai visti, e i numeri di questa edizione lo dimostrano in modo inequivocabile.
Se il futuro del ciclismo è questo, ci aspetta un’era di prestazioni che ridefiniranno ancora una volta ciò che pensavamo fosse possibile.
















