Il mondo delle Granfondo italiane sta attraversando un periodo difficile. I numeri parlano chiaro: un calo costante e generalizzato di iscritti che sta costringendo molti organizzatori storici a ridimensionare gli eventi o, peggio, a chiudere i battenti. Tra i costi alle stelle dei materiali, le quote di iscrizione sempre più pesanti e le spese di trasferta, gli amatori sono obbligati a fare scelte estremamente conservative per il proprio portafoglio.
Eppure, in questa tempesta economica, c’è un’isola felice che non solo non perde un colpo, ma continua a viaggiare a ritmi da record: la Maratona dles Dolomites.
Anche per l’edizione 2026, in programma domenica 5 luglio, la manifestazione ha polverizzato ogni richiesta, raggiungendo con mesi d’anticipo il tetto massimo invalicabile di 8.000 partecipanti provenienti da ogni angolo del pianeta. Ma qual è il segreto di questo successo apparentemente immune alla crisi?
Un territorio che si fa sistema: l’economia del turismo perfetto
Mentre molte gare soffrono l’isolamento istituzionale, la Maratona dles Dolomites è il fulcro di un intero ecosistema. L’evento è totalmente sostenuto e coccolato dal territorio dell’Alta Badia. La prima settimana di luglio rappresenta il momento perfetto per la stagione montana e la sinergia con le strutture ricettive è totale: gli hotel sono sold-out da mesi, i ristoranti lavorano a pieno regime e l’indotto turistico tocca cifre da capogiro.
Per l’amatore, la Maratona non è più “solo una gara”, ma si trasforma nella scusa ideale per pianificare una settimana di vacanza con la famiglia, giustificando una spesa che altrimenti verrebbe tagliata. Non è un caso che i pacchetti “alloggio + iscrizione”, messi in vendita fin dall’autunno precedente, vadano letteralmente a ruba in pochi minuti.
Il fascino del mito: i tre percorsi dell’edizione 2026
Il secondo pilastro è, ovviamente, il percorso. Poter pedalare su strade completamente chiuse al traffico, circondati dalla maestosità dei passaggi dolomitici (Patrimonio UNESCO), è un privilegio per cui i ciclisti sono disposti a fare follie.
Anche per il 2026, la sfida si snoderà sui tre classici tracciati che partono da La Villa e si concludono a Corvara:
- Il Percorso Maratona (138 km e 4.230 metri di dislivello): Il mostro sacro della giornata. Dopo l’abbuffata iniziale del Sellaronda, gli atleti dovranno digerire la seconda scalata al Campolongo, il terribile muro del Passo Giau (9,9 km al 9,3% medio con punte al 15%), il Passo Valparola e l’ormai celeberrimo Mür dl Giat prima dell’arrivo.
- Il Percorso Medio (106 km e 3.130 metri di dislivello): Evita il Giau, deviano a Cernadoi direttamente verso il Falzarego e il Valparola, ma resta una prova di altissimo spessore tecnico.
- Il Percorso Sellaronda (55 km e 1.780 metri di dislivello): Privo di classifiche ufficiali, è la festa del cicloturismo puro. Un carosello unico che inanella in sequenza Campolongo, Pordoi, Sella e Gardena.
“PAX”: Il tema del 2026 che unisce il gruppo
C’è poi un aspetto romantico e filosofico, magistralmente orchestrato dal comitato organizzatore guidato da Michil Costa. La 39ª edizione della Maratona è dedicata al tema PAX (Pace). In un momento storico internazionale drammatico e frammentato, la Maratona vuole lanciare un messaggio forte attraverso il ciclismo.
La pace vista non come un concetto astratto, ma come somma di piccoli gesti di solidarietà sulla strada: aspettare il compagno in difficoltà , passarsi una borraccia senza sapere chi sia l’altro (un richiamo eterno al gesto tra Coppi e Bartali), o semplicemente rallentare per pedalare a fianco di uno sconosciuto chiedendogli come sta.
La Maratona dles Dolomites 2026 dimostra che se si offre un’esperienza mistica, un’organizzazione impeccabile, strade blindate e un territorio accogliente, l’appassionato risponde presente, superando anche le barriere della crisi economica. Le altre Granfondo prendano nota: il futuro del ciclismo amatoriale non è più nelle classifiche esasperate, ma nella qualità del viaggio e delle emozioni.









