Dopo giorni di autentico inferno di fuoco, con temperature che hanno costantemente superato la soglia dei 40 °C e reso questa edizione del Tour de France la più calda mai registrata nella storia, il meteo è pronto a rimescolare totalmente le carte in tavola.
Per la frazione odierna, che vedrà i corridori dirigersi verso il traguardo di Belfort, le previsioni non lasciano spazio a dubbi: le temperature estreme lasceranno spazio a un drastico calo termico e, soprattutto, all’arrivo della pioggia. Un cambiamento meteorologico radicale che potrebbe stravolgere le dinamiche di corsa proprio alle soglie delle montagne.
La fine dell’inferno di fuoco e il sospiro di sollievo (a metà) del gruppo
Nelle ultime tappe la gestione del calore era diventata il fattore chiave per la sopravvivenza in gruppo. Abbiamo visto team come la UAE Team Emirates di Tadej Pogačar ricorrere a soluzioni tecnologiche d’avanguardia persino di notte (con i famosi coprimaterassi refrigeranti “Pod”) pur di consentire agli atleti di abbassare la temperatura corporea e recuperare lo sforzo.
Oggi, l’arrivo delle nuvole e delle prime precipitazioni sul territorio di Belfort offrirà un immediato e tanto atteso refrigerio termico. Tuttavia, se da un lato i polmoni dei corridori torneranno a respirare aria fresca, dall’altro l’asfalto bagnato introdurrà un elemento di estremo pericolo e imprevedibilità.
Il meteo, asfalto viscido e insidie: i rischi per i big della generale
La pioggia sul Tour de France è storicamente sinonimo di tensione e dramma. Le strade francesi, rese viscide dalle prime gocce d’acqua dopo giorni di accumulo di polvere e olii sull’asfalto, diventeranno una vera e propria pista di pattinaggio.
Il cambio di scenario meteo influenzerà pesantemente anche la scelta dei materiali. Meccanici al lavoro fin dalle prime ore del mattino per sgonfiare leggermente i tubolari (per garantire maggiore aderenza) e per valutare l’utilizzo di freni e mescole più adatti alla pioggia battente.
La tappa di Belfort, che doveva essere una frazione di transizione e avvicinamento, rischia di trasformarsi in una trappola tesa per chiunque sottovaluterà il bagnato. Chi saprà adattarsi meglio e più velocemente al freddo e alla pioggia dopo due settimane di canicola africana? La risposta la darà, come sempre, la strada.









