Due vittorie consecutive al Tour de France non hanno scalfito l’umiltà e la lucidità di Remco Evenepoel. Dopo aver dominato la cronometro da Évian-les-Bains a Thonon-les-Bains rifilando 28 secondi a Tadej Pogačar, il belga della Red Bull – BORA – hansgrohe si è presentato in conferenza stampa rispondendo a tutto tondo: dal dibattito sullo “spettacolo” della Maglia Gialla, al dolore per il ritiro del compagno Florian Lipowitz, fino ai dettagli tecnici del suo successo.
“Pogačar non è noioso: stiamo correndo contro un superuomo”
A chi gli chiedeva se le sue recenti vittorie stiano ridando pepe a un Tour altrimenti “noioso” per via del dominio sloveno, Remco ha risposto con grande sportività e rispetto:
«Sinceramente non trovo che il dominio di Tadej sia noioso. Da parte mia vedo solo prestazioni super impressionanti, è qualcosa a cui guardo con ammirazione. Cerco di imparare da lui e di raggiungere quel livello, il che è difficilissimo sia in allenamento che in gara. Pogačar è una superstar, il miglior corridore della storia: la gente non dovrebbe considerare il suo dominio noioso. Capisco che da casa in TV vedere uno che vince sempre possa sembrare tale, ma per noi in gruppo è una sfida incredibile correrci contro. Sta scrivendo la storia del ciclismo, va solo applaudito».
Il dramma di Lipowitz: “Un boccone durissimo da mandare giù”
L’incredibile gioia per la vittoria di tappa e il consolidamento del 2° posto in classifica generale sono stati parzialmente oscurati dalla brutta notizia arrivata dal traguardo: la caduta e il conseguente ritiro di Florian Lipowitz, uno degli uomini chiave per le Alpi.
«È un boccone davvero amaro da mandare giù per tutti noi. Quando sono arrivato al traguardo stavo aspettando il mio tempo e quello degli altri; quando mi hanno detto che avevo vinto ma che Florian era caduto ed era fuori dal Tour, il morale è crollato. Come per Jonas Vingegaard, è un momento tristissimo per un corridore. Abbiamo fatto sacrifici enormi insieme in altura a Sierra Nevada. Vederlo uscire di scena in una curva stupida e probabilmente rompersi qualcosa fa male. Per me e per la squadra è una perdita gigantesca per le tappe che mancano, era uno dei migliori scalatori al mondo. Gli auguro solo una pronta guarigione».
Evenepoel, la gestione dei rischi e il materiale: “Mesi di lavoro dietro questa vittoria”
Evenepoel si è poi soffermato sulla gestione tattica di una crono particolarmente insidiosa, caratterizzata da discese complesse e vento a folate, svelando i dettagli del lavoro svolto nei mesi scorsi: «In salita ho spinto forte, ma poi nella discesa e nei tratti scoperti c’erano raffiche di vento importanti. La chiave è stata restare calmi, ascoltare le indicazioni alla radio dal DS e fidarsi delle mie doti di guidabilità senza andare oltre il limite. Gli ultimi 5 chilometri erano davvero pericolosi, con asfalto scivoloso e strisce bianche nei pressi delle curve.
La gente pensa che per me vincere a cronometro sia scontato, ma dietro ci sono mesi e mesi di lavoro. Devo ringraziare enormemente Specialized per la nuova bici che mi ha fornito: l’ho testata a lungo nell’ultimo mese, allenandomi tantissimo a spingere in posizione aerodinamica anche su pendenze attorno al 7%. L’unione tra la bici ideale e il feeling perfetto ha fatto la differenza oggi».
La corsa alla cronologia e la lotta per il podio
Infine, stuzzicato dai giornalisti francesi sulla bagarre per il podio di Parigi, Evenepoel ha dimostrato di avere le idee chiarissime su chi siano i rivali diretti:
«I concorrenti per il podio sono gli stessi: Del Toro e i ragazzi che sono lì davanti. Penso che la battaglia più accesa sarà per la maglia bianca tra Del Toro e Seixas. Per quanto mi riguarda, non guardo troppo ai distacchi: sono concentrato esclusivamente sul mio 2° posto e farò di tutto per difenderlo fino a Parigi».









