Caso Giovanni Iannelli, la lettera dell’UCI: «Esame incompleto sulle violazioni»

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Una presa di posizione destinata a riaccendere le polemiche sulla gestione della sicurezza e della giustizia sportiva nel ciclismo italiano. Una lettera inviata il 27 agosto 2026 dal presidente dell’UCI (Unione Ciclistica Internazionale), David Lappartient, riapre squarci dolorosi sul caso di Giovanni Iannelli, lo sfortunato corridore toscano deceduto nell’ottobre 2019 a soli 23 anni in seguito a una drammatica caduta durante una volata a Molino dei Torti.

Nel documento dell’organismo di governo del ciclismo mondiale emerge una valutazione dai toni chiarissimi: le procedure disciplinari avviate in Italia non hanno consentito un esame completo delle violazioni e delle responsabilità potenzialmente connesse alla sicurezza della gara.

Il nodo centrale: La prescrizione non basta a spiegare i ritardi

Le parole del presidente Lappartient rimettono al centro del dibattito i dubbi che Carlo Iannelli, padre di Giovanni, denuncia con tenacia da anni.

Sebbene la giustizia sportiva italiana abbia arrestato l’iter giudiziario invocando la prescrizione — dopo che il Tribunale Federale il 25 febbraio 2025 ha dichiarato improcedibile il fascicolo aperto con il deferimento degli organizzatori avvenuto soltanto a novembre 2024 —, la famiglia Iannelli contesta la genesi stessa di questo esito temporale.

La prescrizione chiarisce il motivo per cui i giudici non siano entrati nel merito delle responsabilità, ma non fornisce alcuna spiegazione sui motivi per cui l’azione disciplinare sia rimasta bloccata per anni nei cassetti federali.

L’istruttoria del 2019 e la denuncia della famiglia

La ricostruzione cronologica evidenziata dal padre di Giovanni mette sotto la lente d’ingrandimento l’operato della Procura Federale della Federciclismo, all’epoca presieduta dall’avvocato Nicola Capozzoli:

  • Fine 2019: L’attività istruttoria sui fatti di Molino dei Torti prende il via nelle settimane immediatamente successive al decesso del giovane atleta.
  • Marzo 2020: Carlo Iannelli e la moglie Annamaria Bresci depositano una formale ed esplicita denuncia presso la Procura Federale, fornendo elementi dettagliati sulle presunte violazioni dei protocolli di sicurezza.
  • Novembre 2024: Viene formulato il deferimento per gli organizzatori della corsa, a distanza di quasi cinque anni dall’apertura del fascicolo originale.
  • Febbraio 2025: Il Tribunale Federale dichiara estinto il procedimento per sopraggiunta prescrizione senza esprimersi nel merito.

Gli interrogativi aperti sul ruolo della Procura Federale

Alla luce dei rilievi espressi dall’UCI, le argomentazioni della famiglia Iannelli si concentrano sulla condotta degli organi inquirenti federali che hanno gestito il fascicolo nelle sue fasi iniziali.

Se gli elementi di prova e le denunce formali erano già note alla Procura nel 2020, la domanda di fondo rimane sul perché le contestazioni non siano state portate avanti tempestivamente per consentire un giudizio nel merito prima che scattassero i termini di prescrizione. Una risposta che la sentenza d’estinzione non ha potuto fornire, ma che la lettera dell’Unione Ciclistica Internazionale rende oggi impossibile da archiviare.

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