L’ITA chiede scusa a Cavallar per il controllo antidoping con la madre morta in casa

Dopo il polverone mediatico e la comprensibile indignazione sollevatasi nel mondo dello sport in seguito alle toccanti dichiarazioni di Valentina Cavallar — costretta a sottoporsi a un controllo antidoping a sorpresa a casa sua poche ore dopo la scomparsa della madre e nella stanza accanto al corpo senza vita della donna —, è arrivata la presa di posizione ufficiale dell’International Testing Agency (ITA).

L’agenzia internazionale indipendente che gestisce i programmi antidoping per conto di numerose federazioni sportive, tra cui l’UCI, ha rotto il silenzio tramite una nota rilasciata alla testata Velo, fornendo la propria versione dei fatti e presentando le scuse ufficiali alla venticinquenne scalatrice austriaca della SD Worx-ProTime.

La nota dell’ITA: «Nessuno sapeva prima dell’arrivo, ma dovevamo svolgere il controllo»

Nel comunicato diffuso dall’agenzia, l’ITA sottolinea come gli ispettori mandati presso l’abitazione della Cavallar fossero del tutto all’oscuro della drammatica situazione familiare fino al loro arrivo sul posto:

“Nessuno era a conoscenza della situazione personale dell’atleta prima dell’arrivo alla sua abitazione. Valentina Cavallar e la sua famiglia hanno cooperato con la procedura e non c’è stata alcuna richiesta formale di posticipare o rinviare il controllo. Da parte nostra, gli addetti hanno cercato di svolgere tutte le operazioni nel modo più discreto e rispettoso possibile.”

Nonostante le procedure siano state completate, l’ente internazionale ha riconosciuto la gravità dell’impatto emotivo sulla giovane ciclista e ha confermato di aver contattato direttamente la Cavallar per porgere le scuse dell’organizzazione:

“Ci rendiamo conto che effettuare un controllo antidoping in tali circostanze abbia reso ancora più difficile e penoso un momento di per sé immensamente doloroso. Abbiamo contattato direttamente l’atleta e le abbiamo espresso le nostre più sincere scuse. Siamo fortemente convinti che la tutela dello sport pulito debba sempre procedere di pari passo con il rispetto della dignità umana e della sensibilità degli atleti. Per questo motivo incoraggiamo sempre tutti gli atleti a segnalare qualsiasi problematica al momento dei test, affinché si possa trovare ogni volta il giusto equilibrio.”

Il nodo dei protocolli e il confine del rispetto umano

Le scuse dell’ITA mettono un punto fermo sull’episodio dal punto di vista istituzionale, ma lasciano aperto il dibattito su come siano strutturati i regolamenti dell’antidoping internazionale. La vicenda vissuta da Valentina Cavallar ha dimostrato quanto sia urgente introdurre protocolli di emergenza in grado di tutelare la sensibilità e la dignità degli atleti nei momenti di grave lutto o tragedia familiare, evitando che la rigida macchina dei controlli travolga del tutto la sfera umana.

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