Paul Seixas ha chiuso la sua stagione nel modo più bello possibile, conquistando Il Lombardia a soli 20 anni e 16 giorni. Un successo storico per il giovane francese della Decathlon CMA CGM, che al termine della corsa ha raccontato in conferenza stampa come è maturata la vittoria, il lavoro svolto dopo la delusione dei Mondiali e le ambizioni per il futuro.
Il quarto vincitore più giovane di una Classica Monumento non vuole però soffermarsi troppo sui record. La sua ambizione è un’altra: continuare a migliorare e arrivare, un giorno, a giocarsi le vittorie anche contro Tadej Pogačar, il riferimento assoluto del ciclismo mondiale.
Paul Seixas: «Il piano era attaccare sul Civiglio»
La vittoria di Seixas è nata sulla salita del Civiglio, dove il francese ha deciso di rompere gli equilibri della corsa con un’azione progressiva che ha messo in difficoltà tutti i principali avversari. «Il piano per oggi era semplicemente attaccare sul Civiglio. Quando mi sono accorto che il ritmo non era abbastanza elevato, sono partito io. In realtà avrei potuto attaccare anche prima, ma eravamo ancora in troppi nel gruppo».
Il francese ha spiegato che la sua accelerazione non era stata concepita come uno scatto secco, ma come un aumento graduale dell’andatura, con l’obiettivo di selezionare gli avversari. «Quando ho attaccato non è stato un vero e proprio scatto, ma una progressione. Speravo che tutti si staccassero e alla fine è andata così. Quando ho visto che non riuscivano più a riprendermi, è diventata una cronometro fino all’arrivo».
La consapevolezza di aver messo le mani sulla vittoria è arrivata in cima all’ultima salita. Da quel momento, Seixas ha dovuto soltanto gestire il vantaggio e affrontare gli ultimi chilometri senza correre rischi inutili. «Non c’era molta pianura dopo il Civiglio e, quando ho visto che avevo un buon vantaggio in cima all’ultima salita, ho capito che avrei vinto. Ho pensato soltanto ad amministrare in discesa e a godermi il finale».
«Essere il più giovane è un bel record, ma mi interessa vincere»
Con il successo a Como, Paul Seixas è diventato il più giovane vincitore nella storia de Il Lombardia e il quarto corridore più giovane ad aver conquistato una delle cinque Classiche Monumento. Un risultato eccezionale, che tuttavia non rappresenta il suo obiettivo principale.
«Essere il vincitore più giovane del Lombardia è sicuramente un bel record, ma, senza voler essere irrispettoso, non mi interessa particolarmente. A me interessa vincere e basta. Essere il più giovane oppure no non è una cosa che mi preoccupa».
La vittoria ha comunque un significato speciale per il ciclismo francese. Seixas ha ricordato Thibaut Pinot, ultimo francese a vincere Il Lombardia prima di lui, nel 2018, e l’importanza di poter diventare un punto di riferimento per le nuove generazioni. «Questa giornata resterà per sempre nella mia memoria. È una vittoria eccezionale per me, ma soprattutto per il mio Paese, otto anni dopo Thibaut Pinot. Quando lo vedevo correre, speravo di poter arrivare anch’io a questo livello. Spero che quello che ho fatto possa essere d’ispirazione per i corridori che verranno dopo di me».
La delusione del Mondiale e la capacità di rialzarsi
Dietro il trionfo di Il Lombardia c’è anche la capacità di reagire a una giornata negativa. Dopo un Mondiale su strada al di sotto delle aspettative, Seixas ha scelto di concentrarsi sull’ultima grande sfida della stagione, rinunciando agli Europei per preparare al meglio la Classica delle Foglie Morte.
«Le cose non succedono per caso, bisogna lavorare. Dopo il Mondiale, che non era andato bene, il mio allenatore mi ha detto di staccare, di non fare gli Europei e di pensare soltanto ad arrivare bene al Lombardia. Per questo ho saltato gli Europei e ho corso soltanto qui». La scelta non ha riguardato soltanto la preparazione fisica. Per Seixas era importante anche elaborare la sconfitta e ritrovare la mentalità giusta per affrontare un nuovo obiettivo.
«Era importante per me vincere qui. Era un obiettivo preciso, ma dovevo anche accettare la sconfitta, capire che si può perdere e che ci si può rialzare. È quello che ho fatto oggi».
Il giovane francese ha raccontato di aver impiegato poco tempo per lasciarsi alle spalle la delusione, trasformandola in una motivazione ulteriore. «Al Mondiale pensi di essere forte e di poter vincere, e a volte proprio per questo commetti degli errori. Ma gli errori fanno parte del gioco. Mi ci è voluto uno o due giorni per superarli. Il mio preparatore mi ha detto di tenere duro, perché c’erano altri obiettivi, a cominciare dal Lombardia».
Per Seixas, la crescita non riguarda soltanto gli allenamenti in bicicletta, ma anche la capacità di gestire le emozioni e le difficoltà.
«Le sconfitte ti fanno migliorare. Se guardo alla mia stagione, le giornate belle sono state molte più di quelle brutte. È il risultato del tanto lavoro fatto su me stesso, non soltanto in allenamento, ma anche fuori dalla bici. Sono migliorato moltissimo dal punto di vista mentale e questa potrebbe diventare una delle mie grandi qualità per il futuro».
«Se mi avessero detto a inizio anno che avrei vinto tutto questo, non ci avrei creduto»
La vittoria a Il Lombardia rappresenta il punto più alto di una stagione che ha superato anche le aspettative dello stesso Seixas. Il francese ha raccolto risultati importanti nelle classiche e nelle corse a tappe, confermando una crescita che nell’arco di pochi mesi lo ha portato a confrontarsi stabilmente con i migliori corridori del mondo.
«Se all’inizio dell’anno qualcuno mi avesse detto che avrei vinto tutte queste corse, e soprattutto che le avrei vinte in questo modo, gli avrei dato del matto. È stata una stagione meravigliosa, un sogno. Anche l’anno scorso era stato incredibile. Se penso al Lombardia dell’anno scorso, che era stata la mia ultima corsa da neoprofessionista, credo di aver fatto davvero tanti progressi. Mi sono allenato molto ed è forse questo il bello del nostro sport: tutti possiamo migliorare e diventare sempre più forti. È quello che crea una grande competizione e rende il ciclismo così interessante».
Il confronto con Pogačar: «Il mio obiettivo è diventare il migliore al mondo»
Inevitabile, dopo il successo di Como, il riferimento a Tadej Pogačar, assente a Il Lombardia ma considerato il principale punto di riferimento del ciclismo internazionale. Seixas non vuole però stabilire paragoni affrettati. Il francese ha riconosciuto il valore dello sloveno, ribadendo al tempo stesso la soddisfazione per aver saputo imporsi contro gli avversari presenti al via.
«Non voglio paragonarmi a nessuno. È stato bellissimo vincere, anche se Pogačar non c’era, perché al via erano presenti tantissimi corridori forti. A volte si vince e a volte si perde. Al Mondiale sono andato male, ma questo è lo sport: si compete e si vince contro gli avversari che si presentano alla partenza».
Il giovane francese sa che la presenza del campione sloveno avrebbe potuto cambiare lo svolgimento della gara, ma non vuole sminuire il valore della propria prestazione.
«Non si può paragonare una corsa con Pogačar a una senza di lui, perché tutti corrono in maniera diversa. Se fosse stato presente, probabilmente la gara sarebbe andata diversamente e gli attacchi sarebbero potuti arrivare prima. Oggi, però, la squadra si è presa le proprie responsabilità e io ho dimostrato di essere forte, così come i miei compagni. Penso di non poter fare meglio di quello che ho fatto».
Poi, lo sguardo si sposta sul futuro e su un’ambizione che Seixas non nasconde. «Pogačar è il più forte al mondo. Sarebbe un sogno non soltanto batterlo, ma anche riuscire a giocarmela con lui. Sono ambizioso, come tanti altri giovani corridori, ma oggi sono anche felicissimo: ho vinto una Monumento a un’età così giovane ed è bellissimo. Spero di poter competere con lui un giorno».
La sfida è rimandata alle prossime stagioni. Seixas sa di avere ancora margini di crescita e considera il successo di Il Lombardia una tappa fondamentale di un percorso che punta molto più in alto.









