Si torna a parlare di doping alle granfondo. E’ innegabile che il finale di stagione 2025 sia stato caratterizzato soprattutto dal caso di doping alla Granfondo La Medievale, gara di campionato italiano FCI. In seguito alla positività del cicloamatore, l’Asd Ciclismo Lazio, comitato organizzatore della gara, ha richiesto un risarcimento di 30.000 euro per i danni d’immagine a una corsa che viene organizzata da ormai 10 anni e che per due volte nella sua storia è stata valevole come prova tricolore.
In questa vigilia di Natale, abbiamo incontrato Vittorio Mevio, patron del Gs Alpi, organizzatore di alcune delle più importanti gare italiane a livello internazionale come la Granfondo Gavia Mortirolo, Granfondo Torino, Granfondo Laigueglia e Granfondo Alassio. Anche lui ha voluto dire la sua sull’argomento.
Come vive un organizzatore una notizia del genere? Uno sforzo immenso per organizzare un campionato italiano e uno dei vincitori è positivo all’antidoping…
“Un organizzatore, quando mette in piedi un campionato italiano, è normale che prima di tutto ci metta la propria passione, il proprio know how e tutto il cuore. Ovviamente si augura che tutto possa finire nel migliore dei modi, soprattutto a livello di sicurezza. E’ normale però che una cosa del genere possa portare a ritenere che la sua immagine sia stata rovinata, quindi è giusto chiedere i danni. Concordo quindi con quanto fatto con gli organizzatori de La Medievale, anche perchè sono stato uno dei primi a mettere nei miei regolamenti che chiunque sarebbe risultato positivo all’antidoping in una delle mie gare la richiesta danni sarebbe stata di 30.000 euro. Ci sono state diverse occasioni ma spesso il giudice rigetta la richiesta”.
Una multa così salata può essere un giusto deterrente?
“Se vogliamo fare davvero qualcosa di concreto sì, è una scelta giusta, queste persone vanno toccate anche nel portafogli. Io l’ho sempre pensata così. Anzi, io mi auguro che arrivino sempre i controlli alle mie gare. Quando si presentano da me, la mia risposta puntualmente è “meno male”. Negli ultimi 5 anni sono sempre venuti ad Alassio e anche quest’anno ne hanno beccato un altro. Penso di avere il record italiano nel campo dell’antidoping: 20 anni fa in una granfondo Noberasco hanno fermato le prime 4 donne e 4 uomini: 8 controlli, 5 positivi. Quello con meno sostanze in corpo ne aveva 7, compreso l’ormone della crescita”.
Quella di togliere le classifiche alle gare potrebbe essere un’idea?
“In Italia se togli le classifiche non viene più nessuno. Ma è una cosa tipica italiana: per lo straniero, basta mandarlo in giro e sono felici. Gli italiani hanno tanta competitività, vogliono l’agonismo. Risultare positivi è un affronto nei confronti dell’organizzatore e degli amatori che veramente vogliono divertirsi, invece queste persone rovinano il buon nome della Granfondo. Ma per cosa lo fanno, per vantarsi al bar con gli amici il giorno dopo? E Poi si rovinano la vita”.
Cosa si potrebbe fare di più per arginare il fenomeno del doping alle gare amatoriali?
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“Una cosa molto buona è stata fatta dall’avvocato Gianluca Santilli, quando impose la regola secondo la quale a tutti coloro che sono trovati dopati veniva strappata la tessera da amatore e se volevano, alla fine della squalifica, potevano chiedere la tessera da cicloturista. Questo era un deterrente vero. Vuoi doparti? Affari tuoi, se ti becchiamo tanti saluti. Secondo me era una delle cose più sagge che la FCI potesse fare. In anni recenti però è stato detto che non si può più fare una cosa del genere perchè non c’era la capacità di avere da tutti gli enti di promozione gli elenchi dei dopati, quindi diventava difficile capire. Ma io dico: viviamo ormai in un mondo dove l’intelligenza artificiale fa tutto, non siamo capaci di creare un file unico dove vengono messi tutti i nominativi dei pizzicati positivi? E’ così difficile? Per qualcuno forse sì. Adesso, quando hanno finito la squalifica rientrano. Ma allora a cosa serve mandare in giro dottori e NAS, tanto dopo due o quattro anni rientrano?”
















