Per generazioni di appassionati, il Muur van Geraardsbergen – o semplicemente il Muur – è stato molto più di una salita. Era il cuore pulsante del Giro delle Fiandre, il luogo in cui si scrivevano destini, si costruivano leggende e si consumavano alcuni dei momenti più iconici della storia del ciclismo. Oggi, però, quel muro di pavé che porta alla cappella della Madonna di Oudenberg non fa più parte del percorso della Ronde. Una scelta che ancora divide, e che merita di essere raccontata dall’inizio.
Un nome, tre identità: Muur, Kapelmuur, Grammont
La salita è conosciuta con tre nomi diversi, ognuno con una sfumatura particolare:
- Muur van Geraardsbergen: il nome ufficiale, quello usato in Belgio.
- Kapelmuur: il soprannome nato dalla cappella che domina la cima, con la grande croce che accoglie i corridori.
- Grammont: la versione francese del nome della città, usata soprattutto all’estero, in Italia e nei Paesi francofoni.
Tre nomi per un solo luogo, diventato un simbolo universale del ciclismo fiammingo.
L’ingresso nel Fiandre: 1949, l’anno di Fiorenzo Magni
Il Muur entra per la prima volta nel percorso del Giro delle Fiandre nel 1949, anno che segna l’inizio della trilogia di Fiorenzo Magni.
L’italiano non solo vinse la corsa, ma fu anche il primo corridore della storia a transitare in testa sul Grammont.
All’epoca la Ronde partiva da Gand e arrivava a Wetteren dopo 260 km: un ciclismo diverso, più rude, più istintivo. E il Muur, con i suoi ciottoli irregolari e la pendenza che si impenna verso la cappella, era già un giudice severo.
1966: l’arrivo a Meerbeke e la consacrazione del Muur
Dal 1966, con lo spostamento dell’arrivo a Meerbeke, il Muur diventa il penultimo muro prima del Valkenberg e assume un ruolo centrale nella corsa.
È in questi anni che nasce la leggenda: il Muur non è più una salita, ma la salita.
Il Fiandre 1967 ne è l’esempio perfetto:
Dino Zandegù vince una delle edizioni più spettacolari di sempre, con Noel Foré secondo, Eddy Merckx terzo e Felice Gimondi quarto. Tutto si decide proprio sul Grammont, dove la corsa esplode.
Gli anni d’oro: dagli anni ’80 al 2011
A partire dagli anni ’80, il Muur diventa parte del dittico finale insieme al Bosberg.
È il periodo dei grandi maestri del pavé:
- Tom Boonen
- Fabian Cancellara
- Alessandro Ballan
- e molti altri protagonisti della Ronde moderna
Il Muur è il punto in cui si attacca, si crolla, si sogna.
È il luogo in cui il pubblico si accalca, dove il rumore diventa un muro parallelo a quello di pietra.
2012: la rivoluzione di Flanders Classics
Poi, nel 2012, tutto cambia.
Flanders Classics decide di rivoluzionare il Giro delle Fiandre:
- arrivo spostato a Oudenaarde, sede del museo della Ronde
- eliminazione del Muur e del Bosberg
- introduzione del circuito finale con Oude Kwaremont e Paterberg, da ripetere più volte
Il motivo principale è logistico:
il Muur è troppo lontano dal nuovo arrivo per avere un ruolo decisivo.
Il risultato è una frattura storica:
il Fiandre diventa l’unica Monumento a cambiare davvero pelle, mentre le altre classiche restano fedeli ai loro percorsi tradizionali.
Vantaggi della rivoluzione
- i tifosi sul Kwaremont possono vedere tre passaggi
- maggiore controllo logistico
- un finale più televisivo e concentrato
Svantaggi
- la corsa perde un pezzo della sua anima
- il Muur diventa un ricordo, non più un giudice
Il ritorno simbolico (e decisivo) del 2017
Nel 2017, il Muur viene reinserito nel percorso, ma a 100 km dall’arrivo.
Sulla carta, un omaggio.
Nella realtà, un detonatore.
Proprio sul Grammont nasce l’azione decisiva di Philippe Gilbert, che parte in solitaria e va a vincere dopo una fuga memorabile.
Un segnale chiaro: anche lontano dal finale, il Muur sa ancora fare la differenza.
Il muro resta in gara anche nel 2018 e nel 2019, poi dal 2020 viene nuovamente escluso.
Oggi: un mito che vive fuori dalla Ronde
Oggi il Muur non fa parte del Fiandre, ma resta protagonista in altre corse:
- è la penultima salita della Omloop Het Nieuwsblad, gara WorldTour di grande prestigio
- è parte del percorso lungo della We Ride Flanders, la versione amatoriale del Giro delle Fiandre, dove migliaia di ciclisti possono vivere l’emozione di scalarlo
Il Muur è diventato un luogo di pellegrinaggio ciclistico:
si sale per la storia, per la cappella, per la croce, per il rumore immaginario della folla.
Che fine ha fatto il Grammont?
Il Grammont non è scomparso.
È semplicemente tornato a essere ciò che era prima del 1949: un luogo sacro del ciclismo, non un elemento tattico della Ronde.
Il Giro delle Fiandre ha scelto un nuovo finale, più moderno e più funzionale.
Ma il Muur resta lì, immobile, eterno, pronto a ricordare a tutti che la storia non si cancella: si custodisce.
E ogni ciclista che lo affronta, anche solo una volta nella vita, capisce immediatamente perché quel muro, quella cappella e quel pavé continueranno per sempre a far parte dell’immaginario del Fiandre.










