Oggi il ciclismo professionistico è una scienza esatta. Ogni singola caloria viene pesata al milligrammo, i watt vengono calcolati prima ancora di salire in sella e i nutrizionisti gestiscono i piatti dei corridori tramite app e fogli di calcolo. Ma dove finisce l’approccio scientifico e dove inizia l’eccesso di rigidità?
A raccontare un aneddoto tanto surreale quanto esplicativo è Tom Dumoulin. L’ex campione del mondo a cronometro e vincitore del Giro d’Italia 2017 ha ricordato i suoi anni alla Giant, uno dei primi team a sposare in modo maniacale la filosofia dei marginal gains legati all’alimentazione.
«Devi mangiare 128 grammi di pollo. Punto»
L’olandese ha descritto un clima in cui il fattore umano e il piacere del cibo erano stati completamente azzerati a favore della matematica:
«Ti dicevano al grammo: beh, devi mangiare 257 grammi di pasta e 128 grammi di pollo» ricorda Dumoulin. Non c’era spazio per variazioni o per l’istinto dell’atleta: «Questo è il tuo piatto. Questo è quello che mangi. Punto».
La mancanza totale di flessibilità del sistema, però, è emersa in tutta la sua assurdità per un dettaglio all’apparenza insignificante: uno scambio tra frutti.
Il caso diplomatico del kiwi al posto della mela
«C’era una mela nel menù e io volevo un kiwi» spiega Dumoulin. «Chiesi all’addetto alla spesa di portare i kiwi il giorno dopo. Si rivelò un compito impossibile. Non gli era permesso farlo, perché quel giorno poteva comprare solo gli ingredienti prestabiliti. Solo quello che c’era nel menù».
La situazione era talmente rigida da richiedere una vera e propria autorizzazione medica per una semplice sostituzione:
«Ho dovuto chiamare lo staff medico chiedendo se per favore si potesse usare un kiwi al posto di una mela…»
Se il dato cancella le sensazioni
La cosa interessante è che Dumoulin non è mai stato un nostalgico del ciclismo all’antica (“pane e acqua”), anzi:
«Ero un grande nerd e maniaco dei dati. Ero molto impegnato con quello. Ma ho sempre pensato che le sensazioni dovessero essere, in definitiva, il punto di riferimento. E in quel sistema ho notato che la sensazione era diventata completamente irrilevante».
Dietro le grandi vittorie della nuova era del ciclismo ci sono calcoli ingegneristici straordinari, ma questo aneddoto fa riflettere. Se persino un campione come Dumoulin si è scontrato con un muro per un kiwi, la domanda sorge spontanea: si può davvero performare al top a lungo termine quando un atleta viene trattato come una macchina senza sensazioni?









