Aiuto, mi sono iscritto al Giro delle Fiandre amatori – #3: De koers is van ons

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E’ più di un mese che non aggiorno il mio “diario di bordo” di avvicinamento al Giro delle Fiandre. Questo fa capire quanto poco tempo io possa avere a disposizione, ma come al solito mi piace sottolineare che scrivere aiuta, quindi con piacere torno a fare il punto sulla mia preparazione verso la corsa fiamminga.

Sono giorni molto impegnativi per me. E non parlo di allenamento. Il lavoro, la presenza alla Tirreno Adriatico e tanti altri fattori mi stanno facendo giocare sempre di più a Tetris. Lavoro, allenamento, lavoro… è tutto un puzzle che si va a comporre tra i mille impegni.

Pochi giorni prima di partire ho simulato, per chilometraggio e dislivello, la distanza che percorrerò al Giro delle Fiandre amatori. Sarò uno dei 16.000 Flandrien: poco conta il tempo che ci metterò, ma la simulazione dello sforzo che farò alla Ronde è stato importante, perchè mi ha permesso di capire come gestire la fatica.

C’è una frase che mi ha sempre colpito nelle mie varie scorribande in terra fiamminga al seguito della Ronde van Vlaanderen: sui cappellini che vengono regalati al pubblico spesso ci si trova su la scritta “de koers is van ons”, ovvero “la corsa siamo noi”. E’ una frase che sintetizza la passione belga verso il ciclismo. E sono felice di farne parte anche io stavolta: essere parte attiva di un gruppo che pedala per puro e semplice divertimento.

Fondamentalmente, il Fiandre è una corsa dove in media, ad ogni muro, ci sono 100 metri di dislivello da affrontare. Io ne devo percorrere nove e siamo così a novecento metri. Le salite che percorrerò sono quasi tutte in pavè, forse solo una non ce l’ha. Il pavè del Fiandre non è paragonabile a quello dei sanpietrini, anche se a Roma ne abbiamo tanti e tengono bene la concorrenza, ma mi rendo conto che ci sono fattori che possono influenzare ancora di più la gara. E’ stato utile, per esempio, nel giorno della “simulazione”, partire col freddo e tornare a casa con il caldo: può essere una situazione nella quale mi posso trovare ed è stato utile capire come e quanto vestirmi.

Lo scorso anno al Giro delle Fiandre faceva un gran caldo, quasi insopportabile. Il giorno precedente la gara professionisti sono andato a comprarmi una maglietta a maniche corte. Due anni fa, invece, freddo e pioggia hanno caratterizzato la corsa.

Lo scrivo, anche per esorcizzare la paura. La pioggia è l’unico fattore esterno che davvero mi spaventa. Soprattutto se dovesse piovere in maniera abbondante. Facciamo la danza del sole e speriamo bene. Nel frattempo, la prossima settimana si riparte con nuovi allenamenti: sarà importante continuare a pedalare in agilità, continuando a fare salite non lunghe ma brevi e intense. Che la sfida abbia inizio.

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