Wout van Aert ha finalmente conquistato la corsa che più di ogni altra ha segnato la sua carriera. Sul traguardo del velodromo di Roubaix, dopo aver battuto Tadej Pogačar in uno sprint feroce, il belga ha alzato il dito al cielo, un gesto carico di significato: “Questa vittoria è per Michael Goolaerts”, ha detto subito dopo l’arrivo.
Van Aert e Goolaerts erano compagni di squadra alla Veranda’s Willems–Crelan nel 2018, l’anno in cui il giovane corridore belga perse la vita proprio durante la Parigi‑Roubaix. Da allora, Van Aert ha sempre parlato della Roubaix come di una missione personale, un debito emotivo da onorare.
“La prima volta che ho corso qui, ho perso un compagno di squadra. Da quel giorno il mio obiettivo è stato vincere questa corsa e indicare il cielo per lui”, ha raccontato con la voce rotta.
Wout van Aert: “Questa è la corsa della mia vita”
Van Aert non ha nascosto quanto questa vittoria pesi più di qualsiasi altra. “Significa tutto per me. Questa vittoria è per Michael, per la sua famiglia, per Kristof e Marianne, per tutti i miei compagni di allora”, ha spiegato. “Chi mi è stato vicino sa quanto ho dovuto rimettermi in piedi negli ultimi anni. A volte ho smesso di crederci, ma ho sempre ricominciato.”
La corsa, come spesso accaduto nella sua storia a Roubaix, non è stata priva di difficoltà. “È stata durissima. Ho avuto così tanta sfortuna qui, e anche oggi non è andato tutto liscio. Ma finalmente è arrivata la ricompensa.”
Uno sprint da sogno contro il campione del mondo
Il finale è stato da brividi: Van Aert e Pogačar si sono presentati insieme nel velodromo, dopo una serie di attacchi dello sloveno che hanno messo il belga più volte alle corde.
“Non c’è niente di più bello che arrivare in pista con il campione del mondo. Mi ha fatto soffrire tantissimo, ma ho seguito il mio piano. Questa volata l’ho sognata mille volte”, ha detto Van Aert.
Il momento decisivo è arrivato negli ultimi cento metri: Van Aert ha lanciato lo sprint, ha resistito al ritorno di Pogačar e, appena tagliata la linea, ha puntato il dito verso il cielo, un gesto che aspettava da otto anni.
“La parte più difficile non è stata la volata, ma arrivare fino al velodromo. Pogačar ha attaccato ovunque, ero davvero al limite.”
Una vittoria che chiude un cerchio
Per Van Aert, questa Parigi‑Roubaix 2026 non è solo un successo sportivo: è una liberazione, un cerchio che si chiude, un omaggio a un amico perduto troppo presto.
“Questo è il mio lavoro di una vita”, ha concluso. E guardando il suo gesto al traguardo, è impossibile non credergli.










