“Non sapevo quale fosse il tempo di Pantani. Dedico il successo alla squadra, ha sofferto molto”: Tadej Pogacar conquista l’Alpe d’Huez

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ALPE D’HUEZ – Un’altra pagina di storia scritta a fuoco sulle rampe più famose del mondo. Dopo aver domato i 21 tornanti dell’Alpe d’Huez, ripreso i fuggitivi e sbriciolato il record di scalata di Marco Pantani con un clamoroso 35’27”, Tadej Pogačar si è presentato in conferenza stampa con il volto disteso di chi ha appena compiuto un’impresa, ma con il pensiero subito rivolto ai propri compagni di squadra.

Per la Maglia Gialla si tratta del 25° successo di tappa in carriera al Tour de France, la prima in assoluto in cima al gigante delle Alpi.

“Una vittoria per i miei compagni: hanno sofferto tantissimo”

Nelle interviste a caldo subito dopo il traguardo, Pogačar ha dedicato immediatamente la vittoria al gruppo della UAE Team Emirates – XRG, reduce da giorni complicati a causa di un virus che ha colpito diversi membri del team. In conferenza ha spiegato le motivazioni di questo gesto:

«È stato davvero difficile spiegare quanto abbiamo sofferto negli ultimi giorni. Adam Yates è stato malissimo, era bianco come un muro ed è migliorato solo oggi; Tim Wellens non stava bene ed è dovuto tornare a casa; Felix Grossschartner ha dovuto fare un lavoro enorme da solo. Quando nell’ultimo chilometro di salita ho ripreso Adam, ero felicissimo di vederlo lì davanti.

Oggi i ragazzi ci hanno creduto e hanno dato di nuovo tutto. Vedere questo spirito di squadra dopo un paio di giorni così duri è stato bellissimo. Questa vittoria non è per me, è al 100% per la squadra».

Alla domanda sulle lacrime di commozione del Direttore Sportivo sull’ammiraglia al momento del traguardo, lo sloveno ha risposto con la consueta ironia: «Io non sono uno che si commuove facilmente, non piango praticamente mai! Ma capisco benissimo cosa provavano. Questa vittoria significa tantissimo per tutti noi. Lo spirito di gruppo che abbiamo non potrebbe essere migliore, nemmeno dopo le difficoltà dei giorni scorsi».

Il record di Pantani: “Non guardo internet, ma è fantastico averlo battuto”

Sollecitato dai giornalisti sulla strategia adottata per battere il primato storico di scalata dell’Alpe d’Huez appartenzato a Marco Pantani dal 1995, Pogačar ha rivelato di non aver pianificato nulla a tavolino:

«Ad essere del tutto onesto, non sapevo nemmeno quale fosse il tempo preciso di Pantani! In questi giorni sono rimasto un po’ lontano da internet per concentrarmi solo sulla corsa. Ho sentito solo dopo l’arrivo di aver battuto il record. Aver superato un primato vecchio di oltre trent’anni è qualcosa di fantastico per me e per la squadra, ne vado davvero orgoglioso».

La tattica della rimonta: “Ho capito di potercela fare a 5 km dalla fine”

Pogačar ha poi raccontato i momenti chiave della sua furiosa risalita sui 21 tornanti, dove ha riassorbito uno ad uno tutti gli uomini della fuga fino al ricongiungimento con Carapaz, Martinez e Kuss: «Quando sono partito dalla testa del gruppo dei big, lo svantaggio era importante. Ho iniziato a credere davvero nella vittoria quando via radio mi hanno detto che là davanti avevano iniziato ad attaccarsi e a guardarsi. A 5 chilometri dalla vetta li ho visti finalmente nei lunghi rettilinei: si studiavano e ho capito che potevo riprenderli prima del finale.

Quando li ho raggiunti eravamo tutti al limite. Non volevo assolutamente arrivare allo sprint con Carapaz e Martinez, quindi ho dato tutto negli ultimi 800 metri per fare la differenza. È stato uno dei finali più duri e intensi della mia vita».

Infine, un pensiero sull’atmosfera unica trovata lungo le rampe alpine e sui colleghi sorpassati durante la scalata: «C’era un’atmosfera incredibile, un pubblico impazzito. Quando superavo i corridori rimasti della fuga iniziale, c’era chi era del tutto svuotato, chi mi guardava sorridendo e chi provava a prendermi la ruota per qualche metro per vedere a che velocità stessi andando. Sorpassare un corridore dopo l’altro mi ha dato una motivazione enorme per continuare a spingere a tutta fino alla linea d’arrivo».

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