Il ciclismo ritrova uno dei suoi scalatori più puri. Al Giro di Turchia 2026, nella terza tappa con arrivo sulla durissima salita di Kıran (9 km al 9,7%), Iván Ramiro Sosa ha conquistato una vittoria che vale come una rinascita. Il colombiano dell’Equipo Kern Pharma, 28 anni, ha vinto in solitaria ritrovando quelle sensazioni che sembravano perdute dopo tre stagioni segnate da un grave problema alla liesslagader.
Per Sosa, che non vinceva dal 2022, è un successo che pesa come un macigno: un ritorno alla luce dopo un periodo in cui la sua carriera era arrivata a un passo dal capolinea.
“Ero vicino a smettere” — la confessione di Sosa
Il colombiano non ha nascosto quanto sia stato difficile il percorso che lo ha riportato qui:
“È stata una fase durissima. Ero vicino a smettere. L’operazione era l’ultima possibilità. Ora voglio tornare al mio miglior livello.”
Il team manager Mikel Ezkieta ha confermato la gravità della situazione: “Ha sofferto per tre anni. Dopo l’operazione speravamo nel meglio, ma non c’erano certezze. Oggi abbiamo rivisto il vero Iván.”
La vittoria: attacco presto, resistenza fino al traguardo
Sulla salita di Kıran, Sosa ha scelto la via più coraggiosa: attaccare presto, quando mancava ancora molto alla vetta. Ha imposto un ritmo impossibile da seguire, staccando tutti e chiudendo con 9 secondi su Sebastian Berwick.
Una vittoria che ha sorpreso anche la squadra: “Una piccola sorpresa”, ha ammesso Ezkieta. “La caduta all’O Gran Camiño ci aveva lasciato dubbi sulla sua condizione. Invece ha avuto sensazioni perfette.”
Classifica generale: vantaggio minimo, tutto aperto
Con la tappa regina di Feslikan (21 km all’8,4%) ancora da affrontare, i 13 secondi di vantaggio di Sosa non sono un margine rassicurante.
“Le altre squadre ci attaccheranno. Speriamo che Iván abbia le stesse gambe anche nell’ultima tappa.”
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Una vittoria che vale doppio: morale e punti UCI
Per la Kern Pharma, il successo di Sosa è fondamentale anche in ottica ranking: “I punti UCI sono importantissimi. Dobbiamo restare in top‑30 per avere accesso alla Vuelta l’anno prossimo.”
Per Sosa, invece, è soprattutto una questione di fiducia: “Mi mancava vincere. È per questo che ci alleniamo ogni giorno. Ora voglio tornare al livello dei miei anni migliori.”
Il Sosa che ricordavamo
Il colombiano, prima del lungo calvario fisico, aveva già mostrato di essere uno scalatore di razza:
- 2× Vuelta a Burgos (GC)
- Tour de la Provence
- Tour de Langkawi
- Vuelta Asturias (GC)
- Route d’Occitanie – tappa regina
- Sibiu Tour (GC)
Un palmarès che racconta un talento vero, che ora sembra pronto a riemergere.















