Il passaggio dalle “ruote grasse” al professionismo su strada è un sentiero giĂ battuto, ma solo pochi eletti riescono a trasformare il fango della Mountain Bike nell’oro dei Grandi Giri. Il nome che brilla su tutti è quello di Cadel Evans: l’australiano, due volte vincitore della Coppa del Mondo MTB, non è mai riuscito a conquistare il Giro d’Italia (chiuso al terzo posto nel 2013), ma ha riscritto la storia trionfando al Tour de France 2011.
Oggi, il testimone di questa affascinante transizione sembra passare nelle mani di Alan Hatherly. Il sudafricano, attuale campione del mondo in carica nel Cross Country, si appresta a vivere il momento piĂ¹ importante della sua carriera su strada: l’esordio assoluto in una grande corsa a tappe al Giro d’Italia 2026.
Chi è Alan Hatherly: dal fango all’asfalto
Alan Hatherly non è un corridore qualunque. In forza alla Jayco-AlUla, il classe ’96 ha dominato la stagione passata del fuoristrada, culminata con la conquista della maglia iridata. Ma Hatherly non è solo potenza esplosiva da 90 minuti; è un atleta dotato di una resistenza aerobica fuori dal comune e di una tecnica di guida che, nelle discese tecniche e sui tracciati nervosi del Giro, potrebbe rivelarsi un’arma letale.
La Jayco-AlUla ha deciso di scommettere forte su di lui, inserendolo nella rosa per la Corsa Rosa con un obiettivo chiaro: testare il suo motore sulle tre settimane e, perché no, dargli carta bianca in tappe dal profilo mosso.
PerchĂ© puĂ² essere la sorpresa del Giro d’Italia 2026
Il debutto di un iridato MTB in un grande giro genera sempre un misto di curiosità e timore tra gli avversari. Ecco perché Hatherly potrebbe far saltare il banco:
- Il motore da “fuoriclasse”: I test fisici del sudafricano parlano di valori da scalatore di razza uniti a una grande capacitĂ di produrre sforzi anaerobici ripetuti.
- AbilitĂ di guida: In un ciclismo dove le discese fanno sempre piĂ¹ la differenza (basti pensare a Pidcock o Mohoric), un campione del mondo di MTB parte con un vantaggio psicologico e tecnico enorme.
- Fame da esordiente: Senza l’assillo della classifica generale fin dal primo giorno, Alan potrĂ puntare ai successi parziali, magari inserendosi in fughe di qualitĂ che il gruppo faticherĂ a controllare.
Sulle orme di un mito
Hatherly sa bene che il paragone con Cadel Evans è pesante. L’australiano impiegĂ² anni per adattare il suo corpo alle fatiche del ciclismo su strada prima di alzare la Maglia Gialla a Parigi. Tuttavia, il ciclismo moderno è molto piĂ¹ “fluido” rispetto a quello di vent’anni fa: il successo di talenti multidisciplinari come Tom Pidcock o Mathieu van der Poel dimostra che il confine tra le discipline è ormai sottilissimo.










