Cade quello che per più di tre decenni è stato considerato il Santo Graal delle scalate alpine, il punto di riferimento più sacro, affascinante e “intoccabile” della storia del ciclismo moderno. Nella 19ª tappa del Tour de France 2026, Tadej Pogačar non si è limitato a vincere e a ipotecare la Maglia Gialla: ha riscritto la geografia del tempo, scalando i 21 tornanti dell’Alpe d’Huez con il crono fantascientifico di 35’27”.
Un tempo prodigioso che polverizza il primato stabilito da Marco Pantani nel 1995, proiettando il fuoriclasse sloveno in una dimensione statistica che fino ad oggi apparteneva soltanto al mito.
Il mito del 1995: quando Marco Pantani aprì le ali
Era il 12 luglio 1995. Tadej Pogačar non era ancora nato e il ciclismo viveva un’epoca analogica fatta di scatti secchi, coperte di lana e imprese romantiche. Quel giorno, sulle rampe dell’Isère, Marco Pantani decise di dare ascolto alla sua leggendaria follia.
A 12,5 chilometri dal traguardo, il Pirata di Cesenatico piazzò una stoccata devastante. Laurent Madouas tentò un rientro disperato, ma Pantani volava già su una nuvola, fermando il cronometro su un tempo che avrebbe fatto tremare le generazioni successive per oltre trent’anni.
“È una delle cime più belle del mondo” — disse Pantani a L’Équipe dopo quel successo. “Una cima storica dove i più grandi corridori hanno lasciato il segno”.
Nessuno, prima di oggi, aveva lasciato un’impronta profonda quanto la sua. Quando si diceva “Alpe d’Huez”, il pensiero correva immediatamente a quei 21 tornanti e alla sagoma inusuale e poetica dello scalatore romagnolo.
35’27”: come Pogačar ha distrutto il “muro” dell’Alpe d’Huez
Trentuno anni dopo, il “muro” di Pantani è crollato sotto le scudiscate della Maglia Gialla. La prestazione di Pogačar assume contorni ancora più clamorosi se si analizza lo svolgimento della tappa:
- Svantaggio iniziale: Ai piedi della salita, la Maglia Gialla accusava circa 3 minuti di ritardo dalla testa della corsa, dove viaggiavano scalatori di primissimo ordine come Carapaz, Martinez e Kuss.
- L’attacco ai -10 km: Pogačar ha staccato tutti i rivali diretti per la classifica (Evenepoel compreso) senza attendere nessuno.
- La progressione: Una rimonta furente, durante la quale ha riassorbito l’intera fuga e stroncato la resistenza finale di Richard Carapaz e Lenny Martinez negli ultimi 1000 metri.
Spinto da un ritmo di scalata impressionante fin dai primissimi metri della salita, lo sloveno ha fermato le lancette a 35’27”, abbassando di oltre un minuto e venti secondi il vecchio limite di riferimento.
Due epoche a confronto: dalla poesia all’era dell’extraterrestre
Se il primato del 1995 rimaneva il simbolo imperituro di una corsa istintiva, pura ed epica, la scalata di Pogačar nel 2026 rappresenta il punto culminante del ciclismo moderno, fatto di wattaggio perfetto, nutrizione scientifica e un talento naturale che capita una volta ogni mezzo secolo.
Pantani resta il cuore e l’anima dell’Alpe d’Huez; Pogačar ne è diventato ufficialmente il re cronometrico. La storia del Tour de France ha voltato pagina, ma il fascino di questa montagna, capace di unire il mito del Pirata e l’era di Pogi, non è mai stato così vivo.









