Dopo due giornate deludenti, la Alpecin-Premier Tech conquista il successo di tappa a Ussel con Mathieu Van der Poel. Al termine di una tappa emozionante, con un lungo braccio di ferro tra fuga e gruppo tirato dalla UAE Team Emirates, Mathieu Van der Poel conquista la sua terza vittoria in carriera alla Grande Boucle.
Un successo da fuoriclasse assoluto, una firma d’autore imprescritta nella storia della Grande Boucle. Mathieu van der Poel ha conquistato in modo spettacolare la nona tappa del Tour de France 2026, al termine di una frazione caratterizzata da un caldo asfissiante e da un percorso durissimo. Il fuoriclasse olandese, dopo aver promosso e selezionato in prima persona la fuga di giornata, ha capitalizzato lo sforzo con uno sprint magistrale sul traguardo in pendenza di Ussel, piegando la resistenza di Tobias Halland Johannessen (secondo) e Tom Pidcock (terzo). Per MVDP si tratta del terzo squillo in carriera al Tour, impreziosito dal premio di corridore più combattivo di giornata.
Il grande caldo accorcia la corsa, la Lidl-Trek controlla
La vigilia si preannunciava scoppiettante con 3.500 metri di dislivello, ma a condizionare i piani del gruppo ci ha pensato un’ondata di caldo torrido senza precedenti. Con il dipartimento della Corrèze sotto allerta rossa per le temperature estreme, l’organizzazione è dovuta intervenire per salvaguardare la salute dei corridori, accorciando la tappa di ben 30 chilometri (portandola da 185,5 a 155,5 km totali).
Nonostante le premesse di una partenza di fuoco, i primi 70 chilometri sono stati tenuti sotto scacco dalla Lidl-Trek. La formazione americana ha blindato il gruppo per permettere a Mads Pedersen di fare bottino pieno al traguardo volante di Beynat, consolidando così la sua leadership nella classifica della maglia verde.
Si scatena la bagarre: nasce la fuga con Van der Poel e Pidcock
Una volta archiviato lo sprint, si sono aperti i cancelli della bagarre. Dopo vari tentativi falliti – che hanno visto tra i più attivi proprio Van der Poel e un pimpante Julian Alaphilippe – sul primo GPM della Côte de Naves la corsa è letteralmente esplosa. Dopo sessanta chilometri di pura anarchia agonistica, si è formato al comando un drappello di quattordici corridori di altissimo livello, tra cui spiccavano i nomi di Simmons, Gee, Baudin, Van Eetvelt, Izagirre, Hirschi e Johannessen. Poco dopo, con un’azione solitaria di forza, anche Tom Pidcock è riuscito a colmare il gap, portando a quindici il numero dei fuggitivi.
Sul duro passaggio del Suc au May (3,8 km al 7,7%), Johannessen e Simmons hanno provato ad anticipare i tempi, guadagnando trenta secondi sul resto della compagnia. È qui che è salito in cattedra Van der Poel: con una progressione impressionante sulle pendenze più dure – teoricamente a lui meno adatte – l’olandese ha ricucito il strappo portando con sé solo i migliori di giornata e riducendo la testa della corsa a soli otto corridori. Dietro, la UAE Emirates di Pogačar e la Ineos hanno mantenuto il divario intorno al minuto, lasciando il finale in perenne bilico.
La spallata sul Mont Bessou e la volata regale
La collaborazione tra gli otto superstiti è venuta a mancare a venticinque chilometri dal traguardo, spingendo Van der Poel all’azione decisiva. Sul Mont Bessou, l’olandese ha letteralmente fatto esplodere la fuga con una trenata terrificante. Alla sua ruota sono rimasti solo Johannessen, Pidcock (vittima anche di un brivido per un problema meccanico subito risolto) e Baudin.
Il quartetto d’assi ha trovato subito un accordo perfetto per resistere al rabbioso ritorno del plotone guidato dagli uomini della Lidl-Trek e della UAE Emirates. Negli ultimi quindici chilometri è andato in scena un memorabile inseguimento a distanza, ma i quattro battistrada hanno tenuto duro fin sul rettilineo d’arrivo di Ussel.
Lanciato in una retta finale caratterizzata da una pendenza esigente, Van der Poel ha preso la testa della corsa da lontano. Con una freddezza olimpica, l’olandese ha aperto il gas a 200 metri dal traguardo; Johannessen ha tentato di saltarlo sfruttando la scia, ma si è dovuto arrendere alla potenza devastante del rivale.
Nessuno scossone, invece, nella classifica generale: Tadej Pogačar ha superato indenne la grande calura transalpina e conserva saldamente sulle proprie spalle la maglia gialla in vista delle prossime grandi fatiche del Tour.









