Tour of Qinghai Lake 2026: Willie Smit squalificato per colpa degli occhiali smart

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Nel ciclismo moderno, dove la tecnologia corre veloce quanto le biciclette, capita anche di imbattersi in cortocircuiti regolamentari che lasciano l’amaro in bocca. È il caso del corridore sudafricano Willie Smit, tesserato per il team China Glory, che è stato squalificato dal Tour of Qinghai Lake (prestigiosa corsa a tappe asiatica di categoria 2.Pro). Il motivo? Indossava un paio di occhiali “smart” in grado di registrare video.

Il trentatreenne, professionista da quattordici anni, ha espresso tutta la sua frustrazione sui propri canali social, evidenziando una palese incoerenza nelle regole sull’utilizzo delle videocamere tra le diverse corse del calendario internazionale.

“Una regola che non conoscevo”

Smit ha incassato il colpo ammettendo l’errore, ma non ha risparmiato critiche alla severità della giuria, che ha optato subito per la sanzione più dura anziché per un approccio più morbido:

“Oggi sono stato squalificato per la prima volta in tutta la mia carriera ciclistica, durata 14 anni, solo per aver indossato degli occhiali che registrano video. Purtroppo non ero a conoscenza di una nuova regola introdotta ad aprile che ne vieta l’utilizzo. Un avvertimento, una multa o un cartellino giallo sarebbero potuti bastare. Ma incasso il colpo e vado avanti”.

Il paradosso: “Al Tour di vlogga con il telefono in mano”

Ciò che il corridore sudafricano fa fatica a digerire è la disparità di trattamento rispetto a quanto si vede nelle corse più importanti del mondo, come la Grande Boucle, dove l’uso dei dispositivi mobili per creare contenuti a bordo bici è ormai sdoganato:

“Quello che fatico davvero a comprendere è perché al Tour de France sia letteralmente possibile fare dei vlog tenendo in mano una videocamera o un telefono in corsa — cosa perfettamente legale — mentre se la telecamera è integrata negli occhiali scatta la squalifica automatica?!

Soprattutto se consideriamo che i miei occhiali non hanno alcuna funzione di intelligenza artificiale se non vengono collegati a un telefono. Quindi, mentre sono in sella, non fanno altro che registrare un semplice video. Ovviamente, se avessi conosciuto questa norma, non avrei nemmeno pubblicato quei video sui social”.

Un regolamento da uniformare?

Il caso di Willie Smit solleva un tema cruciale per il ciclismo del futuro. Se da un lato l’UCI cerca di limitare l’uso di dispositivi che possano trasmettere dati in tempo reale o distrarre i corridori (per motivi di sicurezza e prestazione), dall’altro la flessibilità concessa ai grandi campioni per scopi di intrattenimento e marketing crea un doppio standard difficile da giustificare per chi corre nelle categorie minori. Una cosa è certa: da oggi in poi, in gruppo, si guarderà con molta più attenzione alla montatura degli occhiali dei rivali.

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