I fischi a Tadej Pogačar e la rivincita nei confronti di Jonas Vingegaard. La decima tappa del Tour de France 2026 non ha offerto solo distacchi pesanti in classifica, ma anche un post-gara infuocato e insolitamente sincero da parte della maglia gialla. Dopo aver domato il Massiccio Centrale e conquistato il suo terzo successo parziale in questa edizione, il campione del mondo si è presentato ai microfoni delle interviste flash con una grinta memorabile.
Lo sloveno ha affrontato senza peli sulla lingua tre temi caldi: il sapore della rivincita a Le Lioran, un bizzarro problema tecnico alle radioline e, soprattutto, l’accoglienza non proprio calorosa di una parte del pubblico francese proprio nel giorno della loro festa nazionale (il 14 luglio).
La risposta di Pogačar ai fischi ai fischi dei tifosi francesi
Nonostante la parata trionfale in maglia gialla nel giorno della festa nazionale transalpina, lungo le strade non sono mancati fischi e contestazioni all’indirizzo del fuoriclasse della UAE Team Emirates-XRG. Pogačar, anziché glissare, ha deciso di affrontare la questione di petto, mandando un messaggio chiarissimo ai suoi detrattori:
“C’era un’atmosfera fantastica lungo il percorso, anche se devo dire che qua e là ho sentito parecchi fischi. A tutte quelle persone che mi stavano fischiando voglio solo dire una cosa: in realtà, non fate altro che darci ancora più forza per spingere”.
Lo sloveno ha poi aggiunto un pensiero sul significato della giornata: “Fino all’ultimo chilometro non ero sicuro di farcela. Poi mi sono ricordato che oggi è il 14 luglio, la festa nazionale francese, e ci tenevo a rendere il giusto onore a questa maglia gialla davanti a una folla così numerosa”.
Quella ferita del 2024 e il “fatto personale”
Per Pogačar, il traguardo di Le Lioran non era uno qualunque. Due anni fa, proprio su queste strade, lo sloveno era scattato da lontano per poi essere rimontato e battuto nello sprint a due da Jonas Vingegaard. Un ko che bruciava ancora: “È stata una giornata incredibile, avevamo nel mirino questa tappa da tanto tempo. Due anni fa Jonas mi aveva battuto qui in volata e, ad essere onesto, nel finale di oggi ho sentito lo stesso identico acido lattico e la stessa fatica nelle gambe. Ero completamente esausto.
Un pizzico di dubbio è rimasto nella mia mente fino agli ultimi cento metri proprio per via di quel precedente del 2024, quando Jonas mi rimontò. Per fortuna oggi la storia è andata diversamente”.
Il blackout radio negli ultimi 10 chilometri
A rendere ancora più epica l’impresa della maglia gialla è stato un curioso contrattempo tecnologico negli ultimissimi e decisivi chilometri della corsa. La UAE Team Emirates stava infatti testando un nuovo modello di auricolari, che si è rivelato però inutilizzabile nel momento cruciale:
“È abbastanza divertente se ci penso ora. Oggi stavamo testando dei nuovi auricolari, ma ogni volta che entravamo in mezzo a ali di folla oceaniche il rumore della gente sovrastava tutto e non riuscivo a sentire assolutamente nulla alla radio. Per questo motivo, negli ultimi dieci chilometri ho corso completamente al buio: non avevo la minima idea di quali fossero i distacchi dagli inseguitori, né di cosa stesse succedendo dietro di me. L’unica cosa che mi ripetevo in testa era: ‘Spingi fino in cima, non voltarti'”.









