Tour 2026, Gianetti: “Vingegaard ci darà filo da torcere”

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Il dominatore assoluto di questo inizio di Tour de France 2026 risponde al nome di Tadej Pogačar, ma alle spalle della maglia gialla c’è una stella che sta brillando di luce propria, rubando parzialmente la scena ai mostri sacri del gruppo. Parliamo di Isaac del Toro. A soli 22 anni, il talento messicano della UAE Team Emirates-XRG sta vivendo un debutto da sogno alla Grande Boucle, al punto che gli addetti ai lavori iniziano a porsi una domanda quasi eretica: e se il rivale più pericoloso per Jonas Vingegaard fosse proprio il compagno di squadra della maglia gialla?

Attualmente saldamente in maglia bianca come miglior giovane, Del Toro sta dimostrando una superiorità disarmante su ogni terreno, minacciando quel duopolio Pogačar-Vingegaard che ha monopolizzato i primi due gradini del podio di Parigi dal 2021 a oggi.

Un inizio di Tour da veterano

Il ruolino di marcia del giovane messicano in queste prime sei tappe è impressionante:

  • Frazione d’apertura: Sesto tempo assoluto nella cronosquadre iniziale.
  • Seconda tappa: Vittoria capolavoro sul traguardo del Montjuïc, a Barcellona, precedendo lo stesso Pogačar.
  • Terza tappa: Uomo chiave nel finale sui Pirenei per lanciare la stoccata vincente del suo capitano.
  • Sesta tappa: Sul mitico Col du Tourmalet ha letteralmente frantumato il gruppo dei migliori, preparando l’attacco di Pogačar e riuscendo, nonostante lo sforzo titanico, a chiudere al terzo posto sul traguardo di Gavarnie-Gèdre insieme agli altri big.

Alla vigilia della settima tappa, Del Toro occupa la terza posizione in classifica generale, distanziato di 3’27” da Pogačar ma a soli 45 secondi da Jonas Vingegaard. Con sei corridori racchiusi in un fazzoletto di un minuto alle sue spalle, la battaglia per il podio si preannuncia persino più incerta e spettacolare di quella per il gradino più alto.

Il fattore Montjuïc e lo spettro sul Tourmalet

Ciò che impressiona non è solo il piazzamento, ma il modo in cui Del Toro sta correndo. A Barcellona ha battuto Vingegaard in volata; sul Tourmalet, con una trenata impressionante in faccia al vento, ha costretto il danese a staccarsi dalla sua ruota. Segnali chiari che certificano una condizione fisica straripante.

A cercare di gettare acqua sul fuoco ci ha pensato direttamente Mauro Gianetti, team manager della UAE Team Emirates-XRG, che ai microfoni di Cycling Weekly ha voluto ribadire le gerarchie interne, pur non nascondendo l’entusiasmo per il suo gioiello:

“Isaac è qui per lavorare per Tadej. Le sue possibilità di puntare al secondo posto dipenderanno esclusivamente da quanto lavoro ci sarà da fare per la maglia gialla e da quanto sarà necessario il suo supporto. Ma è evidente che si trova in una forma strepitosa. Sta crescendo giorno dopo giorno, è un campione incredibile. Il suo obiettivo principale resta quello di scoprire il Tour, e spero che possa rimanere davanti ogni giorno perché è questo il modo migliore per fare esperienza”.

Piedi per terra: “Vingegaard non mollerà mai”

Gianetti ha poi spiegato un retroscena sulla sesta tappa, smentendo l’impressione che Del Toro avesse le gambe per seguire Pogačar dopo lo scatto sul Tourmalet:

“No, non avrebbe potuto seguire Tadej. Ci ha provato per un attimo perché glielo aveva chiesto lo stesso Tadej, ma ha vissuto cinque minuti durissimi. Ha dovuto fare gli ultimi 200-300 metri a tutta prima dell’attacco del capitano, e quello sforzo è costato tantissima energia. Poi è stato bravissimo a recuperare e a chiudere terzo. Siamo felicissimi di lui”.

Nonostante nel paddock si parli già di un Tour de France virtualmente chiuso a favore della corazzata emiratina con tre giorni di anticipo rispetto al primo giorno di riposo, Gianetti predica la massima concentrazione: “Siamo in un’ottima posizione, ma il Tour è ancora lunghissimo, abbiamo fatto solo sei tappe. Dobbiamo vivere alla giornata. Jonas Vingegaard è un corridore fortissimo e non si arrenderà mai”.

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