Tour 2026, numero di Søren Wærenskjold a Nevers! Beffati tutti i velocisti in una volata atipica

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Nel giorno in cui tutti i grandi velocisti attendevano la volata regale sul traguardo di Nevers, a saltare sul gradino più alto del podio è un outsider di lusso. L’undicesima tappa del Tour de France 2026 si chiude con il clamoroso trionfo di Søren Wærenskjold. Il gigantesco norvegese della Uno-X Mobility ha anticipato i tempi in uno sprint caotico e disordinato, lanciandosi in una progressione irresistibile che ha spento i sogni di rimonta dei favoritissimi Olav Kooij e Jasper Philipsen.

Una prova di pura potenza che regala alla formazione norvegese un successo di inestimabile valore, al termine di una frazione di 161 chilometri partita da Vichy che sembrava destinata a un copione già scritto.

Lo show iniziale di Van der Poel e la fuga a quattro

Nonostante il profilo altimetrico della tappa strizzasse l’occhio alle ruote veloci, l’avvio della corsa è stato tutt’altro che noioso. A incendiare subito la gara è stato un indomabile Mathieu van der Poel. Il fuoriclasse olandese, nonostante il compagno di squadra Jasper Philipsen fosse l’uomo di punta per lo sprint, ha deciso di attaccare sin dal via, portando scompiglio nel plotone per ben due volte.

Una volta spenta l’azione di VDP, si è finalmente sganciato il tentativo buono di giornata formato da quattro corridori di assoluto spessore: Julian Alaphilippe (Tudor), Anthon Charmig (Uno-X Mobility), Nelson Oliveira (Movistar) e Mathis Le Berre (TotalEnergies). Le squadre degli sprinter, tuttavia, non hanno mai concesso troppo spazio ai battistrada, tenendo il cronometro sempre sotto il minuto e mezzo di svantaggio.

Al traguardo volante di Saint-Pourcain-sur-Sioule, mentre Le Berre faceva bottino pieno tra i fuggitivi, nel peloton andava in scena il duello ravvicinato per la maglia verde: Mads Pedersen ha provato a lanciare la volata, ma Jasper Philipsen lo ha rimontato con autorità, rosicchiando due punti preziosi al rivale danese e mandando ottimi segnali in vista del finale.

Il braccio di ferro finale e il crollo di Alaphilippe

Il lungo inseguimento del plotone ha vissuto un momento di svolta sulla Côte de Billy-Chevannes. Sulle pendenze della salita, un po’ a sorpresa, Julian Alaphilippe ha perso contatto dai compagni di fuga, alzando bandiera bianca proprio su un terreno che un tempo lo vedeva dominatore.

I tre superstiti (Oliveira, Charmig e Le Berre) hanno venduto carissima la pelle, affrontando gli ultimi venti chilometri con un vantaggio residuo ancora superiore ai 20 secondi. La loro generosa azione si è però spenta definitivamente a circa 6 chilometri dal traguardo di Nevers sotto la spinta delle squadre dei velocisti.

Il capolavoro di Wærenskjold in uno sprint atipico

Una volta riassorbiti i fuggitivi, la corsa ha vissuto una fase di studio molto particolare. A causa della sede stradale piuttosto stretta, per molti treni è stato impossibile organizzarsi al meglio e risalire le posizioni, tanto che il gruppo si è allungato in fila indiana solo a 2000 metri dal traguardo.

In un contesto così disorganizzato e privo di padroni, Søren Wærenskjold ha preso l’iniziativa con incredibile tempismo e coraggio. Il norvegese è partito lunghissimo, sfruttando la sua enorme potenza da passista-veloce per fare subito il vuoto. Dietro di lui, Olav Kooij e Jasper Philipsen hanno provato a organizzare la rimonta a velocità doppia, ma la linea d’arrivo è arrivata troppo presto per permettere il sorpasso.

Wærenskjold firma così la sua prima, grandiosa vittoria in carriera al Tour de France, dimostrando che la fantasia e la potenza possono ancora battere la rigida matematica dei treni dei velocisti.

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