Sabato va in scena il Giro di Lombardia 2025, l’ultima grande classica della stagione e, simbolicamente, anche l’ultimo atto ufficiale di Mauro Vegni come direttore delle corse di RCS Sport.
Dopo oltre trent’anni trascorsi a guidare il Giro d’Italia, la Milano–Sanremo, la Tirreno–Adriatico e tutte le principali corse del calendario italiano, Vegni si prepara a lasciare la direzione organizzativa delle competizioni:
“È una decisione personale – ha spiegato a Fanpage.it – nessuno mi ha chiesto di farmi da parte, ma credo sia giusto un cambiamento. Lascio tutto alla mia squadra, che ha dimostrato di essere all’altezza e continuerà il lavoro al meglio.”
“Lascio dopo 30 anni, ma con orgoglio e soddisfazione”
Per il direttore romano, quello di sabato sarà un Lombardia speciale, non solo per il livello tecnico della corsa — con Tadej Pogacar, campione del mondo ed europeo, al via da grande favorito — ma anche per il valore simbolico: “Sono estremamente soddisfatto e orgoglioso. Gli iscritti di quest’anno fanno da cornice a un evento straordinario. E per me rappresenta un valore personale particolare, essendo l’ultimo mio Lombardia.”
Dopo decenni di ciclismo vissuto “dietro le quinte”, Vegni lascia con la serenità di chi ha visto crescere un intero movimento e portato le corse italiane a livello mondiale: “Dopo più di trent’anni credo sia giusto fermarsi. Nessuno mi ha imposto nulla, ma sentivo fosse arrivato il momento. Sono orgoglioso di quanto fatto e del gruppo che ho costruito: hanno già dimostrato di essere pronti per il futuro.”
L’assenza della Israel Premier Tech: “Non un’esclusione, ma una scelta condivisa”
Uno dei temi più discussi alla vigilia del Lombardia è stata l’assenza della Israel Premier Tech, la formazione di proprietà israeliana che non prenderà parte alla corsa nonostante l’ammissione regolamentare.
Vegni ha chiarito la vicenda, sgombrando il campo da equivoci: “Non si può parlare di esclusione, perché non c’è stata alcuna esclusione. La decisione è stata presa dal team stesso, preoccupato per ciò che stava accadendo, in particolare qui in Italia. Era una scelta di cautela. Anche noi eravamo preoccupati, quindi di comune accordo abbiamo ritenuto opportuno non correre rischi ulteriori. Noi non avevamo né l’autorità né il potere di dire no, ma loro hanno compreso la situazione. È prevalso il buon senso.”
Vegni ha ricordato che né RCS Sport né l’UCI avrebbero potuto impedire la partecipazione del team: “Il regolamento dice che loro possono e devono partecipare se vogliono. Quindi la decisione poteva arrivare solo da loro, o da più in alto. Ma escludere le squadre non è mai la soluzione: le questioni politiche non devono confondersi con lo sport.”
“Il rebranding della Israel è comprensibile, ma serve chiarezza”
Vegni ha poi commentato il tentativo di rebranding in corso della Israel Premier Tech: “È un atto doveroso. Se guardiamo la rosa, c’è solo un corridore di origini israeliane. È una squadra internazionale e deve potersi sdoganare da un’etichetta nazionale. Ma chiarire la propria identità è importante.”
E ha sottolineato i limiti d’intervento delle istituzioni sportive: “L’UCI non può fare molto, come non lo poteva nel caso della Gazprom. Prima deve esprimersi il CIO, poi le federazioni affiliate possono muoversi. Finché non c’è una posizione chiara a livello olimpico, è difficile agire.”
Mauro Vegni: “Nel ciclismo ho vissuto momenti difficili, ma anche straordinari”
Guardando indietro, Mauro Vegni ripercorre alcune delle situazioni più complesse della sua lunga carriera: “La Milano–Sanremo del 2013, con la neve e i pullman in autostrada, è stata una delle giornate più difficili. Anche durante il Covid abbiamo dovuto prendere decisioni delicate, ma siamo stati tra i primi a riportare gli atleti a correre”. E, naturalmente, non potevano mancare le riflessioni sul Giro d’Italia: “Le difficoltà più grandi sono sempre arrivate dal meteo, non dai corridori. Il Giro a maggio è bellissimo ma rischioso: tra neve e slavine abbiamo vissuto di tutto. A volte ho pensato che farlo partire una settimana più tardi non sarebbe male.”






