Team Vini Zabù, rinviati a giudizio Angelo Citracca e Luca Scinto: accuse di estorsione e doping

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Si è conclusa ieri l’udienza preliminare al tribunale di Pistoia relativa alla doppia inchiesta dei NAS di Firenze che coinvolgeva i vertici del team Vini Zabù. Il giudice ha deciso per il rinvio a giudizio di Angelo Citracca e Luca Scinto, figure di riferimento della squadra, nell’ambito di un’indagine che unisce accuse di estorsione ed episodi collegati al doping.

Le accuse contro Citracca e Scinto

Secondo quanto emerso in aula, Angelo Citracca dovrà rispondere delle accuse di:

  • estorsione ai danni di un atleta,
  • tentata estorsione nei confronti della moglie dello stesso atleta,
  • tentata estorsione ai danni di un altro corridore.

Per Luca Scinto, il giudice ha disposto il rinvio a giudizio con le accuse di:

  • estorsione in concorso con Citracca,
  • ricettazione, per aver detenuto fogli con timbro dell’ASL che, secondo gli inquirenti, sarebbero stati utilizzati per compilare richieste mediche legate a sostanze dopanti.

Coinvolto anche l’ex direttore sportivo Del Sarto

Rinviato a giudizio anche Davide Del Sarto, 49 anni, ex direttore sportivo del ciclista Matteo De Bonis e residente a Massa. È accusato di tentata estorsione in concorso con Citracca.

Proscioglimenti e trasferimento di competenza

Scinto, insieme a sei atleti, è invece stato prosciolto dalle accuse di doping relative a una gara svolta a Dubai, a causa del difetto di procedibilità.
Per un altro episodio collegato al doping, che vede coinvolti Scinto e il ciclista Liam Bertazzo, il giudice ha dichiarato la incompetenza territoriale, trasferendo gli atti al tribunale di Forlì.

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Nel processo si sono costituite parti civili l’ex corridore Luca Wackermann e sua moglie Ilaria Ingrao.

Le origini dell’inchiesta

Le indagini risalgono al 2021, dopo la positività dell’atleta Matteo De Bonis. A questo primo filone si è affiancata una seconda indagine, avviata grazie alle segnalazioni dell’Agenzia Antidoping Svizzera, che aveva trasmesso ai NAS un report anonimo ricevuto tramite la propria piattaforma.

Secondo gli investigatori, le testimonianze indicavano l’esistenza di forti pressioni psicologiche e pratiche vessatorieche avrebbero avuto l’obiettivo di indurre alcuni atleti a restituire parte degli ingaggi, secondo il cosiddetto modello “paga per correre”.

Il processo entrerà ora nella fase dibattimentale, dove saranno valutate nel merito tutte le accuse contestate.

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