Ozempic, la nuova frontiera del doping? La WADA sta elaborando i dati

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Nel ciclismo, il peso è un’ossessione. Ogni grammo perso in salita si traduce in watt risparmiati e secondi guadagnati. Per decenni abbiamo assistito a pratiche al limite del lecito per raggiungere il peso forma, ma oggi un nuovo nome sta agitando le acque del gruppo: l’Ozempic (semaglutide).

Nato come farmaco per il diabete di tipo 2 e diventato un fenomeno globale per il dimagrimento rapido, questo agonista del recettore GLP-1 è finito ufficialmente sotto la lente d’ingrandimento della WADA.

La mossa della WADA: monitoraggio dal 2025

L’Agenzia Mondiale Antidoping ha inserito la semaglutide nel suo programma di monitoraggio per il 2025/2026. Questo non significa che sia ancora una sostanza vietata, ma è il “cartellino giallo” che precede l’espulsione: la WADA vuole capire quanto sia diffuso l’uso tra gli atleti professionisti per scopi non terapeutici.

Perché il ciclismo trema?

Il motivo è semplice: l’Ozempic sopprime l’appetito e rallenta lo svuotamento gastrico, permettendo cali ponderali drastici senza la fame chimica che solitamente accompagna le diete ipocaloriche estreme. Per un corridore che punta alle grandi corse a tappe, perdere 2-3 kg senza intaccare (apparentemente) la massa muscolare può sembrare la “scorciatoia perfetta”.

Tuttavia, il prezzo da pagare potrebbe essere altissimo, sia in termini di salute che di performance:

  1. Svuotamento delle riserve: Una dieta troppo povera indotta dal farmaco può portare a crisi di fame improvvise (le classiche “cotte”) durante sforzi prolungati.
  2. Disidratazione: Gli effetti collaterali gastrointestinali sono comuni e mal si conciliano con le ore passate in sella sotto il sole.
  3. Etica sportiva: Utilizzare un farmaco nato per i diabetici al fine di alterare la propria composizione corporea solleva il solito, amaro interrogativo: dove finisce la ricerca della prestazione e dove inizia l’illecito?

Il rischio del “fai-da-te” amatoriale

Se tra i pro il monitoraggio è già attivo, la vera preoccupazione riguarda il mondo amatoriale. Il desiderio di emulare le prestazioni dei campioni o di scalare meglio il passo locale spinge spesso verso l’uso improprio di farmaci acquistati per vie traverse, senza controllo medico e con rischi cardiaci e metabolici non trascurabili.

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