Occhiali AI: l’UCI li approverà mai per l’uso in gara? Pro e contro di una rivoluzione (pericolosa)

UAE Tour 2023 - 5th Edition - 1st stage Al Dhafra Castle - Al Mirfa 151 km - 20/02/2023 - Tobias Lund Andresen (DEN - Team DSM) - Sam Bennett (IRL - Bora - hansgrohe) - Danny Van Poppel (NED - Bora - hansgrohe) - photo Luca Bettini/SprintCyclingAgency©2023
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Mentre il ciclismo professionistico cerca di arginare le cadute con rettilinei d’arrivo più lunghi e stop alle “furbate” aerodinamiche, la tecnologia bussa alla porta con una novità che sembra uscita da un film di fantascienza: gli occhiali da ciclismo dotati di Intelligenza Artificiale e realtà aumentata.

Parliamo di visori HUD (Heads-Up Display) capaci di proiettare dati, mappe e avvisi direttamente sulla lente, analizzando la strada in tempo reale. Ma mentre le aziende spingono per l’introduzione sul mercato, sorge il grande dubbio: l’UCI permetterà mai il loro utilizzo nelle corse dei professionisti? E soprattutto, questi strumenti aumenteranno la sicurezza o diventeranno l’ennesima distrazione fatale in gruppo?

Analizziamo i pro e i contro di questa imminente rivoluzione tecnologica.

I PRO: Perché l’AI può salvare i corridori dalle cadute

Se c’è un aspetto su cui i sostenitori di questa tecnologia spingono, è la prevenzione degli incidenti. In un ciclismo che viaggia a velocità folli, l’IA negli occhiali potrebbe offrire tre vantaggi enormi, come avviene nel caso di questo modello:

  • Occhi sempre sulla strada: Oggi un corridore, per controllare i watt, la frequenza cardiaca o la distanza dalla vetta, deve costantemente abbassare la testa per guardare il ciclocomputer sul manubrio. A 60 km/h, abbassare lo sguardo anche solo per un secondo significa percorrere circa 16 metri “al buio”. Proiettare i dati essenziali sulla lente azzera questo problema.
  • Pre-allerta sui pericoli stradali: Incrociando i dati del GPS della corsa e le segnalazioni della giuria, l’IA potrebbe proiettare un avviso visivo periferico qualche secondo prima di un ostacolo: «Strettoia a 200 metri» o «Tombino viscido in curva». Il gruppo potrebbe così adeguare la traiettoria in modo fluido, evitando le frenate improvvise che innescano le carambole.
  • Computer Vision contro gli imprevisti: Micro-telecamere integrate potrebbero scansionare l’asfalto e avvisare il ciclista (coperto dai compagni davanti) della presenza di una borraccia caduta, di un cane o di uno spettatore troppo sporto.

I CONTRO: Il rischio del “sovraccarico cognitivo” a 70 km/h

Nel ciclismo di gruppo, però, lo spazio vitale è millimetrico e i riflessi devono essere istintivi. È qui che gli occhiali AI rischiano di trasformarsi in un boomerang pericolosissimo:

  • Il sovraccarico cognitivo (Cognitive Overload): Durante una volata di gruppo o una discesa tecnica al limite, il cervello del corridore è già saturo. Deve calcolare le folate di vento, i movimenti degli avversari, le traiettorie e i punti di frenata. Una notifica visiva improvvisa sullo schermo dell’occhiale, per quanto discreta, rischia di distrarre l’atleta nel millesimo di secondo decisivo.
  • Il panico da “falso positivo”: Cosa succede se l’IA scambia un’ombra scura sull’asfalto o un sacchetto di plastica per un ostacolo e spara un flash rosso sulla lente del corridore? L’atleta potrebbe spaventarsi, scartare di lato e tirare giù trenta persone.
  • Addio all’istinto: Il rischio è quello di creare corridori “robotizzati”, che si fidano più dello schermo che del proprio colpo d’occhio o dei feedback della strada, abbassando la soglia di attenzione naturale.

Il verdetto: Quale sarà la posizione dell’UCI?

L’Unione Ciclistica Internazionale ha storicamente un rapporto di amore e odio con la tecnologia: tende a vietare tutto ciò che snatura l’essenza umana dello sport (basti pensare alla recente guerra alle leve dei freni storte o alle tasche sul petto).

Molto difficilmente l’UCI approverà l’uso di occhiali AI che proiettino grafiche complesse o dati prestazionali durante le gare in linea. L’unica apertura possibile? Un utilizzo blindato e limitato esclusivamente alla sicurezza. I commissari potrebbero concedere l’uso di visori solo se interfacciati direttamente con la direzione di corsa, privi di dati sui watt e capaci di emettere solo piccoli impulsi luminosi o vibrazioni sulle stanghette in caso di neutralizzazione della corsa o di pericolo imminente.

Se per i professionisti la strada è ancora lunga e tortuosa, per il ciclista amatore della domenica o per chi corre a cronometro (dove si pedala da soli), questi occhiali diventeranno a breve un must-have assoluto per la sopravvivenza nel traffico di tutti i giorni.

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