C’è un’immagine che riassume la quarta tappa del Giro d’Italia 2026: Giulio Ciccone che si guarda la maglia sul podio di Cosenza e sorride come quel bambino che, anni fa in Abruzzo, ha iniziato a correre con un solo desiderio nel cuore. Non è solo una Maglia Rosa; è la chiusura di un cerchio dopo anni di sfortuna, cadute e delusioni.
“Il mio sogno da bambino”
Le parole di Giulio sono un mix di commozione e orgoglio: “Ho iniziato da bambino con questa maglia nel cuore, il mio sogno era indossarla anche solo per un giorno. Il mio primo Giro è stato nel 2016, non ho avuto un rapporto facile con la corsa ma finalmente ho realizzato questo obiettivo. Ho iniziato a correre sognando questa maglia e ora indossarla è un sogno che si realizza.”
Giulio Ciccone, la mazzata del 2025 e il cambio di mentalità
Ciccone non nasconde le ferite del passato. Il riferimento al 2025 è amaro: l’anno scorso arrivava dalla stratosferica Liegi-Bastogne-Liegi chiusa al secondo posto, ma il Giro si trasformò in un incubo nella fase decisiva. “Il ritiro dell’anno scorso è stata una mazzata. Quest’anno sono arrivato con più dubbi rispetto al 2025, ma ho deciso di affrontare il Giro con una tranquillità mentale diversa: sono partito rinunciando alla classifica generale, ma non per questo ho voluto rinunciare alla Maglia Rosa.”
L’obiettivo Blockhaus e la dedica speciale
In un ciclismo sempre più frenetico e programmato, Ciccone rivendica il suo essere un “corridore d’istinto”. Anche se la sua Lidl-Trek è votata alle volate di Jonathan Milan, Giulio ha saputo ritagliarsi il suo spazio. “Ho pochi programmi per la testa, voglio correre con le mie sensazioni. La dedica è per chi fa sacrifici con me: il ciclismo di oggi offre sempre meno momenti liberi, dico grazie a chi mi sta accanto. Ora? Vorrei portarla almeno fino alla tappa del Blockhaus, ma voglio viverla alla giornata.”










