I risultati della Nove Colli 2026 sono ormai in archivio, Cesenatico saluta i ciclisti e la Riviera Romagnola si prepara alla stagione estiva. Ma a bocce ferme, finita la festa dell’ospitalità , c’è un dato che balza all’occhio e che non può essere ignorato. È il dato della partecipazione.
Per anni, prima della pandemia, la Nove Colli – la granfondo più antica d’Italia, che ha appena spento 55 candeline – era un fortino inespugnabile: 12.000 iscritti fissi, un clic-day che polverizzava i pettorali in pochi minuti, una lista d’attesa infinita. Quest’anno il numero ufficiale comunicato dall’organizzazione si è fermato poco sopra i 7.000 iscritti.
I numeri non mentono: parliamo di un crollo verticale di oltre il 40% rispetto ai fasti del recente passato. Una flessione del genere, sulla corsa che insieme alla Maratona dles Dolomites rappresenta l’università del ciclismo amatoriale italiano, fa rumore. Molto rumore. Cosa sta succedendo? Cerchiamo di analizzare le quattro ragioni di questa crisi.
1. La crisi del “Format Granfondo” e i costi insostenibili
La Nove Colli non è un’isola felice, ma lo specchio di un movimento. Tutto il sistema delle Granfondo in Italia sta subendo una contrazione. Praticare il ciclismo oggi è diventato un lusso: tra il costo esorbitante del pettorale, le spese di trasferta, l’hotel per il weekend (spesso obbligatorio per due notti nelle località turistiche), la benzina, i ristoranti e il trasporto delle biciclette, un fine settimana di gara per un amatore e la sua famiglia può superare tranquillamente i 500 euro. In un momento economico complesso, la “tassa d’iscrizione” alla passione è diventata semplicemente troppo alta per molti.
2. La frattura nel gruppo: “Finti” professionisti vs Ciclisti della domenica
Il mondo amatoriale si è spaccato in due. Da un lato ci sono i “professionisti del mondo amatore”: atleti con un passato nelle categorie giovanili d’élite o nei dilettanti, inseriti in super-squadre amatoriali che garantiscono loro materiali top di gamma, ritiri e tabelle di allenamento da atleti veri. Dall’altro lato c’è il ciclista della domenica, l’amatore puro che ruba il tempo alla famiglia e al lavoro per farsi tre uscite a settimana e che corre con l’unico obiettivo di divertirsi e sfidare se stesso. Se il format non tutela quest’ultima categoria – che è quella che storicamente “fa il numero” e riempie i taccuini delle iscrizioni – il giocattolo si rompe. Il ciclista comune si stanca di fare da comparsa.
3. L’eccessivo agonismo che uccide la festa
Collegato al punto precedente, c’è un clima di esasperazione agonistica che spesso spaventa. La Nove Colli offre una visibilità mediatica e commerciale pazzesca. Vincere a Cesenatico, per una squadra amatoriale, significa svoltare la stagione degli sponsor. Questo trasforma le prime griglie in una succursale esasperata delle gare dei professionisti, con tattiche esasperate, ammiraglie e radioline. Un amatore vero, pur ben allenato, parte consapevole che le possibilità di competere anche solo per un successo di categoria sono ridotte a zero. Quando sparisce lo spirito del viaggio e della festa, sparisce anche la voglia di attaccarsi il dorsale sulla schiena.
4. La necessità di rinnovarsi (con il faro del Gravel)
Il format della Nove Colli è glorioso, ma è rimasto lo stesso per decenni. L’ospitalità romagnola resta il valore aggiunto inimitabile, l’asso nella manica che permette alle famiglie di passare un weekend splendido al mare. Tuttavia, la ripetitività del percorso e della formula alla lunga può generare assuefazione.
La nota positiva, in ottica futura, è stata l’intuizione di inserire una prova Gravel. Questa novità ha dimostrato che c’è una fetta di ciclisti desiderosa di un approccio più rilassato, avventuroso e meno legato al cronometro esasperato. La via del rinnovamento e dell’ampliamento della platea passa inevitabilmente da qui.
La Nove Colli resta un monumento del nostro sport e ha le spalle abbastanza larghe per superare questa transizione. Questo bagno di realtà del 2026, però, deve servire da campanello d’allarme per tutto il ciclismo amatoriale italiano: è tempo di rimettere l’amatore vero al centro del villaggio.










